Un focolaio di scabbia è stato registrato nelle ultime settimane all’interno di alcuni istituti penitenziari umbri, in particolare a Perugia (Capanne) e Terni. A confermare la notizia è stato Giuseppe Caforio, garante regionale dei detenuti, che ha parlato di una decina di casi accertati, pur chiarendo che la situazione è costantemente monitorata.
“Parliamo di un problema reale, ma non di una questione di vita o di morte” ha dichiarato Caforio, che ha tuttavia evidenziato come, in un contesto di sovraffollamento e promiscuità, anche una patologia curabile e non grave come la scabbia può trasformarsi in un’emergenza.
Isolamenti e cure, ma la sanità carceraria è sotto pressione
Secondo quanto ricostruito, il contagio sarebbe partito da un detenuto trasferito da un altro istituto, già affetto dalla patologia. Da lì, la diffusione è stata rapida, favorita dal sovraffollamento e dalle difficoltà nel riconoscere subito i sintomi, spesso sottovalutati dagli stessi detenuti.
“Quando in una cella vivono fino a otto persone, il rischio di propagazione è evidente”, ha spiegato Caforio. A Terni, i primi casi sono stati isolati tempestivamente e trattati con terapie efficaci e non invasive, affiancate da un rafforzamento delle misure igieniche. Più critica, invece, la situazione a Perugia, dove sono emerse segnalazioni di detenuti non curati adeguatamente, soprattutto nel carcere di Capanne. “Ho ricevuto diverse chiamate da familiari preoccupati”, ha aggiunto il garante.
Carenze strutturali e risorse insufficienti
Oltre al singolo episodio, la scabbia rappresenta solo la punta dell’iceberg di un sistema sanitario penitenziario in affanno. Caforio sottolinea come la sanità nelle carceri sia ormai inadatta a fronteggiare i numeri reali della popolazione detenuta, ben superiori a quelli per cui era stata strutturata.
“È sempre più difficile trovare medici e infermieri disposti a lavorare nelle carceri”, ha denunciato, sottolineando l’alto turnover e la mancanza di continuità assistenziale, con detenuti che spesso vedono un medico diverso a ogni visita. Una condizione che compromette la qualità dell’assistenza e rischia di aggravare situazioni sanitarie anche semplici.
Appello per un intervento strutturale
Il garante ha chiesto nuovamente un’azione istituzionale decisa. “Serve un fondo incentivante per il personale sanitario carcerario”, ha ribadito Caforio, ricordando di aver già segnalato la questione alla presidente della Regione Stefania Proietti, affinché venga discussa in sede di Conferenza Stato-Regioni.
Le autorità penitenziarie, intanto, continuano a monitorare la situazione con attenzione, mantenendo alto il livello di vigilanza sanitaria. “Il problema esiste, ma è sotto controllo”, ha assicurato Caforio, “l’importante è non abbassare la guardia”.