Una rete strutturata per la gestione abusiva di rifiuti organici, con il supporto di autorizzazioni ritenute illegittime rilasciate da un dirigente pubblico. È quanto emerge dall’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Perugia, che ha richiesto il rinvio a giudizio per la società Splendorini Molini Ecopartner di Umbertide, attiva nel settore ambientale, per concorso in attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Ne riferisce Umbria24
Nel mirino della magistratura non solo il legale rappresentante e un amministratore della società, ma anche un dirigente della Provincia di Perugia, appartenente all’Area Ambiente e Territorio – Servizio Gestione e Controllo Ambientale, accusato di aver facilitato l’intero meccanismo grazie a rapporti personali con gli imputati.
“Attraverso una serie di operazioni e un apparato organizzato in modo continuativo – si legge negli atti della Procura – i soggetti coinvolti avrebbero ricevuto e gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti biodegradabili di cucine e mense (codice CER 20.01.08), utilizzando provvedimenti autorizzativi di favore o comunque ritenuti illegittimi, rilasciati proprio dalla Provincia di Perugia”.
Le condotte contestate si sarebbero verificate tra il 2014 e il 2019, con flussi di rifiuti provenienti da numerosi Comuni. Tra questi: Umbertide, Terni, Viterbo, Civita Castellana, Melito di Napoli, Trevignano Romano, Soriano nel Cimino, ma anche realtà umbre come Valfabbrica, o laziali come Fabrica di Roma, Castelnuovo di Porto, Mentana, Nepi, Collevecchio, Rignano Flaminio, e ancora Montelibretti, Fara in Sabina, Fonte Nuova, Bomarzo, Bassano in Teverina, Canino e Corchiano. Rifiuti, si precisa, provenienti dalla raccolta differenziata, gestita in parte anche da società pubbliche come Sogepu Spa di Città di Castello e Vus Spa di Foligno.
Secondo gli inquirenti, la connessione tra l’amministratore della società e il dirigente provinciale sarebbe stata di natura personale, tanto che “sono stati più volte osservati insieme, anche all’estero”, elemento che rafforza l’ipotesi di una collaborazione volta a eludere i controlli e ottenere permessi ambientali favorevoli.
Il quadro accusatorio tracciato dalla Procura delinea “un sistema illecito e reiterato, finalizzato a gestire flussi di rifiuti con modalità fuori dalla normativa ambientale vigente”, configurando in pieno il reato di traffico organizzato di rifiuti, previsto dall’articolo 452-quaterdecies del codice penale.