Krachmalnicoff (Associazione Italia-Israele): “Nessun cinema ha voluto ospitare film sul 7 Ottobre”

Nostra intervista al presidente dell'associazione perugina: "Il rischio è che venga offuscata la memoria della Shoah. Israele conta troppo sulla forza militare e sottovaluta l'attività diplomatica e l'influenza dei media"

La guerra a Gaza e il difficile momento che sta vivendo la comunità ebraica, sotto attacco per le azioni del Governo Netanyahu. In questo momento nel quale anche in Umbria si moltiplicano le piazze pro-Pal dove il sostegno alla causa palestinese si mescola ad un attacco non soltanto al Governo Netanyahu ma alla comunità ebraica in generale, Perugia Tomorrow ha deciso di dare voce anche alla controparte.

Il nostro interlocutore è Alberto Krachmalnicoff, 75 anni, imprenditore, dallo scorso marzo nuovo presidente dell’Associazione Italia-Israele di Perugia, origini ucraine, nipote di ebrei salvati in Umbria dalla Shoah.

Presidente, come sta vivendo la comunità ebraica perugina questo momento?

È un momento molto difficile come penso si possa immaginare. Sono presidente dell’associazione, lo sono stato anche nel passato molti anni (dal 2005 al 2011 ndr) e sono ritornato ad esserlo da Marzo. Vedo una situazione molto complicata, perché c’è la volontà di demonizzare Israele: ormai è diventato Israele il fulcro di tutti i mali del mondo. Quello che bisogna capire è che un conto è contestare il Governo Netanyahu e un altro è prendersela con tutto un Paese democratico.

Lei ha paura che questa operazione possa portare per esempio alla cancellazione della memoria della Shoah?

Ci sono dei grossi rischi perché ormai Israele viene paragonato al nazismo e quindi esattamente al male assoluto, e perciò è evidente che questo fa sì che quando ti dicono che le vittime sono diventate carnefici praticamente, ci equiparano a quello. Quindi il rischio c’è grosso.

Come vedete in questi giorni le piazze di Perugia e Terni che sono in campo per la Palestina?

Le racconto un episodio che rende l’idea. Noi volevamo ricordare il 7 ottobre, proiettando un film proprio sul massacro avvenuto in quel giorno e in particolare sulla situazione dell’utilizzo della violenza sessuale come arma, soprattutto contro le donne. Quello che ha caratterizzato il 7 ottobre è stato l’uso pianificato delle violenze, come gli stupri di massa e l’uccisione dei bambini alla vista dei genitori. Noi volevamo proiettare il film e poi aprire un dibattito, a cui avrebbero partecipato organizzazioni contro la violenza alle donne e anche a difesa dei diritti umani. Non potremo farlo perché non siamo riusciti a trovare un cinema disposto ad ospitare l’evento, forse per il timore della reazione dei filo palestinesi.

Cosa ne pensa della decisione di Netanyahu di entrare a Gaza e in generale della sua gestione della guerra? Crede, che Israele debba andare avanti sino alla fine?

Sono convinto che Israele in alcune situazioni conti troppo sulla forza militare, mentre sottovaluti l’attività politica diplomatica e soprattutto l’influenza dei media che attraverso i social rappresentano un terreno fondamentale nei conflitti moderni.Chiaramente non essendo sul campo, va detto che non possiamo conoscere a fondo le motivazioni delle azioni israeliane.
Diciamo che oggi il problema è quale sbocco può avere questo conflitto. Il problema non è tanto continuare o non continuare, bensì il dopo. Cosa facciamo dopo? Se non ci si pone questo problema, andare avanti per forza di inerzia non ha nessun senso. Purtroppo per ora non c’è un dopo, perché ci sono tante soluzioni per il dopo, ma non ce n’è nessuna che sia praticabile.

Una soluzione due popoli due stati è possibile?

Oggi penso di no, in questo momento. Bisogna eliminare Hamas da una parte e garantire la sicurezza d’Israele dall’altra. Ho sempre in testa quello che diceva Amos Oz, un grande scrittore israeliano, che ha scritto “Contro il fanatismo”, basato sulle lezioni che teneva all’università. Lui diceva che i fanatici sono dappertutto, anche in Israele: Ben Gvir e Smotrich sono due fanatici, con una visione totalitaria. La differenza fra Israele e i palestinesi è :oggi in Palestina i fanatici sono preminenti. In Israele sono una forza di Governo, alleata del Likud, il partito dì Netanyahu ma rappresentano una minoranza. Questa è la differenza.

Voi state lavorando alla giornata della memoria, per progettare alcune iniziative a Perugia. Non rischia di diventare un po’ ipocrita questa ricorrenza per chi oggi attacca gli ebrei?

La situazione è questa, sicuramente. Ma nel passato non è stata molto diversa. Diciamo che l’ebreo piace molto quando è morto e molto meno quando è vivo. Ma non è una cosa di adesso: c’è sempre stato un antisemitismo latente che la vicenda di Gaza ha acuito. L’antisionismo c’è sempre stato, ma dire antisionista è dire antisemita.
Non lo penso io, lo diceva il Presidente Giorgio Napolitano: chi è antisionista in realtà è antisemita, perché nega al popolo ebraico la possibilità di avere uno Stato nazionale. E perché solo al popolo ebraico viene negato questo diritto. Quindi la realtà è questa, che c’è una situazione così, però la mia opinione è che non dobbiamo lasciare spazi liberi a chi è nemico di Israele. E non fare niente il giorno della memoria significherebbe lasciare spazi liberi a loro.

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