Un’onda di sostegno politico, istituzionale e civile si è sollevata a difesa di Brunello Cucinelli, fondatore dell’omonima maison umbra e simbolo di un’Italia imprenditoriale etica e radicata nei valori del territorio. Dopo la diffusione di accuse speculative da parte di una società straniera, nata da pochi mesi e attiva in operazioni di short selling, diverse figure pubbliche hanno espresso vicinanza e indignazione per quella che definiscono una “manovra squallida e preoccupante”.
Secondo quanto riportato dal vicepresidente della Regione Umbria, Tommaso Bori, la società in questione avrebbe puntato sul ribasso del titolo azionario dell’impresa umbra poche ore prima di pubblicare un’inchiesta. Un’operazione già vista in passato con altri cinque casi simili, tutti conclusi senza riscontri ufficiali negativi, ma profittevoli per chi ha speculato in borsa senza produrre nulla.
“Siamo oggi come non mai vicini alla famiglia Cucinelli,” ha scritto Bori sulla sua pagina Facebook, sottolineando come l’intero sistema economico e finanziario dovrebbe riflettere su dinamiche simili, che colpiscono aziende costruite con anni di lavoro e valori condivisi. Cucinelli, infatti, rappresenta non solo un modello imprenditoriale di successo, ma anche un esempio di umanità, ispirazione e rispetto per la dignità del lavoro.
A schierarsi al fianco dell’imprenditore, dopo il sindaco di Corciano, anche la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, che ha parlato di un “patrimonio umano e culturale” colpito ingiustamente, sottolineando come Cucinelli abbia fatto conoscere l’Umbria e la sua bellezza nel mondo. La prima cittadina ha ribadito l’importanza di proteggere figure che uniscono successo economico e responsabilità sociale, portando avanti iniziative di filantropia e mecenatismo nel territorio.
Anche Marco Squarta, europarlamentare di Fratelli d’Italia e già presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, è intervenuto a difesa dell’imprenditore. Ha definito la sua storia “luminosa e autentica”, capace di far brillare l’immagine dell’Italia nel mondo, pur senza dimenticare il valore del lavoro e il legame con la comunità. Squarta ha inoltre puntato il dito contro l’atteggiamento di una parte dell’opinione pubblica, colpevole, a suo dire, di invidia e giudizi affrettati.
“È un vizio antico del nostro Paese,” ha scritto Squarta, “quello di gioire quando qualcuno che ha avuto successo finisce nel mirino.” Parole che vogliono denunciare la tendenza a screditare chi ha costruito, partendo da zero, un’impresa simbolo del Made in Italy.
L’azienda Brunello Cucinelli, fondata in un piccolo borgo umbro, ha vestito leader internazionali, attori e sportivi, riuscendo però a rimanere fedele a un modello di sviluppo sostenibile e a una visione imprenditoriale umanistica, spesso citata come caso di eccellenza anche all’estero. Il suo impegno si è esteso nel tempo a numerose iniziative culturali e sociali, restituendo al territorio in cui è nata parte del valore generato.
In un contesto economico dominato da logiche speculative e automatismi di mercato, la figura di Brunello Cucinelli continua a rappresentare un riferimento di autenticità, eleganza e responsabilità civile. Non sorprende quindi che le istituzioni umbre, insieme a cittadini e rappresentanti politici, abbiano deciso di manifestare pubblicamente il proprio sostegno, ribadendo che un’impresa non è fatta solo di bilanci, ma anche di valori, volti e storie.