Omicidio Spoleto, il 33enne ucraino indagato ha scelto il silenzio davanti al pm

Il giovane del Bangladesh è stato trovato senza vita e fatto a pezzi: indagini concentrate su un cuoco che aveva lavorato con lui. Sequestrati casa, cantina e auto

Un silenzio che pesa come un macigno. Il 33enne ucraino indagato per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere di Bala Sagor, il 21enne del Bangladesh ucciso e fatto a pezzi, non ha risposto alle domande del procuratore capo di Spoleto, Claudio Cicchella. Assistito dalla sua legale di fiducia, l’avvocato Maria Donatella Aiello, l’uomo – di professione cuoco – si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì nella caserma dei carabinieri della città umbra. Lo riporta Umbria 24.

Le indagini e i sequestri

Gli inquirenti hanno passato al setaccio i luoghi legati all’indagato. Oltre alla sua abitazione di via Pietro Conti, con la cantina annessa, oggetto di lunghe perquisizioni da parte della Scientifica, è stata sequestrata anche la Lancia Y utilizzata quotidianamente dal 33enne. Al vaglio, tracce e reperti che potrebbero fornire elementi utili alla ricostruzione della dinamica del delitto.

Le telecamere e i rapporti tra i due

Ancora da chiarire come gli investigatori siano arrivati a concentrare l’attenzione proprio su di lui. Un ruolo importante potrebbe averlo avuto il sistema di videosorveglianza di via Primo Maggio, dove lunedì sera è stato rinvenuto un sacco contenente parti del corpo della vittima. Le immagini potrebbero aver ripreso movimenti sospetti del cuoco, incastrandolo nella sequenza temporale degli eventi.

Quel che appare certo è che uomo e vittima si conoscevano: entrambi avevano lavorato fino al dicembre scorso nella cucina di un ristorante del centro storico di Spoleto. Un legame professionale che, secondo indiscrezioni non confermate ufficialmente, si sarebbe incrinato per motivi economici.

L’ipotesi del movente

Secondo alcune informazioni raccolte dagli inquirenti, Bala Sagor avrebbe prestato denaro al collega, senza riuscire a riaverlo indietro. Una lite per questioni di soldi potrebbe dunque aver fatto da detonatore a un delitto efferato, culminato nel tentativo di occultare il corpo.

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