Scuola, Barcaioli a Roma per la proposta di legge: “Meno alunni per classe e più inclusione”

Il testo depositato in Cassazione punta a ridurre il sovraffollamento, rafforzare il ruolo dei docenti e garantire ambienti educativi di qualità

L’assessore all’Istruzione della Regione Umbria, Fabio Barcaioli, ha partecipato oggi al deposito presso la Corte suprema di cassazione della proposta di legge d’iniziativa popolare sulla scuola, con prima firmataria l’onorevole Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra.

L’iniziativa intende ridurre il numero di studenti per classe, valorizzare il lavoro dei docenti e creare ambienti formativi inclusivi, contrastando le criticità generate dal dimensionamento scolastico imposto negli ultimi anni a livello nazionale.

“In Umbria, per l’anno scolastico 2025/2026, le classi delle scuole secondarie di secondo grado registrano una media di 25 alunni, tra cui almeno uno con disabilità – ha dichiarato Barcaioli –. Gli studenti con disabilità rappresentano il 4,5% del totale. Questa legge vuole restituire dignità alla scuola pubblica e sostenere insegnanti e personale educativo, troppo spesso penalizzati da norme che hanno anteposto i tagli di spesa alla qualità dell’istruzione”.

Il disegno normativo interviene sulle regole introdotte nel 2008, responsabili del sovraffollamento e della riduzione degli organici. La proposta stabilisce che:

  • le classi abbiano da 14 a 20 studenti;

  • in presenza di un alunno con disabilità la soglia massima scenda a 18;

  • se gli studenti con disabilità sono più di uno, il limite si riduca a 15.

Obiettivo della misura è migliorare l’apprendimento, offrire maggiore attenzione agli studenti, ridurre la dispersione scolastica, contrastare la povertà educativa e colmare le disuguaglianze tra territori.

Barcaioli ha rimarcato come la proposta tenga conto della sostenibilità economica, prevedendo di ottimizzare le risorse disponibili e di riequilibrare i finanziamenti tra scuola pubblica e privata. “Non possiamo accettare che la denatalità o le restrizioni di organico diventino un pretesto per ridurre ulteriormente l’offerta formativa pubblica – ha concluso –. La scuola deve restare un presidio educativo per le comunità locali, capace di garantire qualità, inclusione e pari opportunità”.

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