Sanità, la Regione rilancia: “Nessuna privatizzazione, solo risorse integrative”

a delibera n. 825 approvata dalla Giunta Regionale riafferma il primato del pubblico e introduce criteri più stringenti per il privato accreditato

“Non è in corso alcuna privatizzazione della sanità umbra”: con queste parole la Giunta Regionale  risponde all’opposizione, chiarisce i contenuti della delibera n. 825 del 13 agosto 2025, che definisce gli accordi contrattuali per l’assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale e stabilisce i tetti di spesa per l’anno 2025. L’atto, oggetto di critiche da parte delle opposizioni, viene invece presentato dall’Amministrazione come una svolta di trasparenza, pianificazione e rafforzamento del sistema pubblico.

“Abbiamo confermato gli stessi limiti di spesa già in vigore nel 2024 – ha sottolineato la Regione – ovvero quelli applicati anche nei cinque anni precedenti dalla giunta Tesei e da quelle precedenti. Non c’è alcun aumento delle risorse destinate al privato”.

La vera novità è nei vincoli e nei criteri di erogazione. La Regione, infatti, introduce per la prima volta l’obbligo per i soggetti accreditati di rispondere a specifici obiettivi pubblici, soprattutto nei settori critici come l’ortopedia, con almeno il 10% delle prestazioni riservate a interventi di alta complessità, spesso causa di mobilità passiva verso altre regioni.

“Superiamo la logica del budget storico e delle prestazioni più remunerative ma non prioritarie – spiega la Giunta –. Il sistema pubblico torna a pianificare e dirigere anche l’integrazione con i privati, che dovranno operare secondo le esigenze reali della popolazione”.

Negli ultimi anni, anche per effetto delle norme nazionali, le Regioni hanno potuto destinare risorse integrative al privato per ridurre le liste d’attesa. Nel 2024, la giunta Tesei aveva stanziato 7,5 milioni di euro a questo scopo. L’attuale amministrazione, invece, ha scelto di intervenire attraverso la sanità pubblica, utilizzando solo i residui degli anni precedenti.

“Il nostro obiettivo è battere le liste d’attesa con il sistema pubblico – afferma la Regione – e stiamo investendo in personale e strutture per farlo”. A tal proposito, sono previste 711 nuove assunzioni entro fine anno, che si aggiungeranno a turnover e stabilizzazioni, mentre le aziende sanitarie territoriali saranno tenute a rispettare rigorosamente i tetti di spesa e i parametri di qualità.

La delibera, inoltre, promuove una nuova distribuzione delle risorse, mirata al fabbisogno reale, superando potenziali situazioni monopolistiche e aprendo all’accreditamento di nuovi soggetti. “Non più totale libertà ai privati accreditati di scegliere quali prestazioni offrire, ma obbligo di contribuire dove c’è più bisogno”, chiarisce l’amministrazione.

Il sistema sarà sottoposto a monitoraggio trimestrale, per verificare l’aderenza agli obiettivi prefissati e garantire trasparenza nella spesa. Tutto ciò rientra in una strategia più ampia di rilancio della sanità pubblica, che troverà piena attuazione nel nuovo Piano Socio Sanitario Regionale in fase di elaborazione, coinvolgendo professionisti, enti e cittadini.

“Questo è solo il primo passo – aggiunge la Giunta – per costruire un modello sanitario che abbia al centro il cittadino, riduca le disuguaglianze e utilizzi il privato accreditato in modo sussidiario e regolato, non sostitutivo del pubblico”.

Contrariamente alle accuse di malafede, l’amministrazione sottolinea come la scelta di mantenere invariati i tetti per il 2025 garantisca una transizione ordinata, evitando ulteriori pressioni su un sistema già provato.

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