Anche in Umbria scatta la caccia agli sconti: prevista una spesa di 203 euro a famiglia solo per i vestiti

I saldi estivi 2025 partono in Umbria, ma il commercio locale affronta sfide dovute alla concorrenza online e alle vendite anticipate. Confcommercio Umbria punta sulla rigenerazione urbana per sostenere i negozi di prossimità.

Dal 5 luglio, anche in Umbria come nel resto d’Italia, partono i saldi estivi, che quest’anno dureranno 60 giorni (eccetto la Provincia autonoma di Bolzano, dove inizieranno il 16 luglio). Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà mediamente 203 euro per l’acquisto di capi scontati, con una spesa complessiva di circa 3,3 miliardi di euro. Nonostante la consueta opportunità di fare shopping a prezzi vantaggiosi, il settore sta affrontando sfide significative, come sottolineato da Carlo Petrini, presidente di Federmoda Umbria Confcommercio, che evidenzia come la natura dei saldi sia profondamente cambiata nel corso degli anni.

“Il tema dei saldi tradizionali ormai ha poco senso”, afferma Petrini, facendo riferimento alla moltiplicazione dei canali di acquisto non regolamentati che hanno impattato negativamente sui negozi fisici. L’online, da un lato, rappresenta una concorrenza diretta, ma a questo si aggiunge anche un fenomeno di concorrenza sleale da parte dei fornitori, che vendono direttamente ai consumatori finali, creando un mercato distorto che danneggia il commercio di prossimità.

Nel 2024, il settore moda ha registrato una perdita di 6.459 punti vendita a livello nazionale, con una chiusura media di 18 negozi al giorno. Negli ultimi cinque anni, il settore ha visto la perdita di oltre 23.000 negozi e 35.000 posti di lavoro, fenomeni che Petrini definisce come una “desertificazione commerciale” progressiva e strutturale. Ma i negozi non sono solo punti di vendita; sono presidi del territorio, luoghi di identità per le città e strumenti di coesione sociale.

Oltre alla concorrenza online, i negozi si trovano a dover fare i conti con il fenomeno delle vendite private e dei pre-saldi, che obbligano i negozianti a scontare i prodotti prima dell’inizio ufficiale dei saldi, danneggiando ulteriormente la loro competitività. Petrini sollecita un intervento deciso del Governo per tutelare il commercio, chiedendo una regolamentazione che faccia rispettare i ruoli nella filiera della moda, a partire dai fornitori.

Un altro nodo critico riguarda la data di inizio dei saldi, che Petrini ritiene non più adeguata, suggerendo un ritorno ai saldi come “vere vendite di fine stagione”, in un contesto che ha visto stravolgere la stagionalità degli acquisti a causa dei cambiamenti climatici.

Guardando al futuro, il presidente di Federmoda Umbria Confcommercio è realista: “Le attività commerciali mettono in campo il meglio per soddisfare i consumatori”, ma le previsioni restano incerte, considerando anche il recente andamento negativo dei saldi invernali. L’attenzione è rivolta alla rigenerazione urbana e alla valorizzazione del commercio di prossimità, un aspetto che sarà cruciale con l’avvio dei DUC (Distretti Urbani del Commercio). Confcommercio Umbria, infatti, è impegnata attivamente in questo processo, cercando di mettere in campo energie e competenze per rispondere alle sfide del commercio.

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