Il Tribunale di Pescara ha assolto tutti gli imputati coinvolti nell’inchiesta “Earthquake” relativa alla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo. Secondo i giudici, non vi sono prove sufficienti per dimostrare il reato di corruzione nell’assegnazione dei lavori nei comuni di Bussi sul Tirino e Bugnara, dopo il devastante terremoto dell’Aquila del 2009. A processo erano finiti 15 tra imprenditori, tecnici e progettisti accusati di aver gestito in modo illecito l’assegnazione di contratti per lavori di ricostruzione per un valore complessivo di 29 milioni di euro.
Nel 2016, l’inchiesta portò a 7 arresti, mettendo sotto accusa un presunto sistema volto a pilotare l’assegnazione dei lavori attraverso tangenti e altre utilità. L’imprenditore umbro Stefano Roscini, 57 anni, era uno dei principali accusati, insieme a figure di spicco come l’ex responsabile tecnico del Comune di Bussi sul Tirino, Angelo Melchiorre, 70 anni, e l’ex generale dell’esercito Giampiero Piccotti, 89 anni, originario di Gubbio e residente a Perugia. Quest’ultimo era considerato il principale ideatore del cosiddetto “Piano Abruzzo”, un progetto volto a gestire centralmente la ricostruzione degli edifici danneggiati dal sisma.
Nonostante le accuse, i giudici di primo grado hanno pronunciato sentenza di assoluzione per il reato di corruzione, riconoscendo la mancanza di prove concrete. Tuttavia, gli altri reati contestati, tra cui associazione per delinquere, falso, tentata estorsione, induzione indebita e turbata libertà degli incanti, sono stati dichiarati prescritti per i 15 imputati.
La sentenza ha sollevato un importante dibattito sulla gestione della ricostruzione post-terremoto e sulla trasparenza nell’assegnazione degli appalti. Nonostante l’assoluzione per i principali reati, rimane alta l’attenzione sul controllo delle risorse pubbliche destinate a interventi di tale rilevanza.