Otto ore di sciopero e un presidio davanti ai cancelli hanno segnato la mattinata di martedì presso la sede della Angelantoni Life Science (ALS) di Massa Martana. La protesta, promossa dalla Fiom-Cgil di Perugia, si è svolta dalle 9 alle 10.30 per richiamare l’attenzione sulla grave crisi produttiva e gestionale in cui versa l’azienda.
I rappresentanti sindacali – Simone Pampanelli, Marco Bizzarri e Nico Malossi – hanno lanciato un appello chiaro: serve un piano di rilancio industriale per garantire continuità e futuro a una realtà imprenditoriale con una lunga esperienza nella refrigerazione applicata al settore biomedicale. La situazione, secondo il sindacato, è estremamente critica: la produzione è paralizzata e la comunicazione con la proprietà cinese, Antolin Life Science (Zhejiang) Co Ltd, è pressoché inesistente.
La Angelantoni Life Science occupa ancora 55 lavoratori, ma le promesse di rilancio non hanno avuto riscontri concreti. «Abbiamo un blackout – ha spiegato Malossi durante il presidio – nessuno ha potere di firma, ed è una situazione surreale». La preoccupazione tra i dipendenti cresce, così come l’incertezza sui pagamenti degli stipendi e sulle possibilità di ricorrere alla cassa integrazione.
L’azienda – è stato evidenziato – si sta abbandonando, lasciando in sospeso un patrimonio di competenze e professionalità. La mancanza di interlocutori ha ricordato, secondo la Fiom, altri casi analoghi come quello della Trafomec di Tavernelle. Il silenzio della proprietà mette a rischio l’intero comparto.
Anche le istituzioni locali hanno partecipato al presidio, tra cui il vicesindaco di Massa Martana Pamela Falchi, il consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra Fabrizio Ricci e quello del Partito Democratico Francesco Filipponi, a testimonianza della rilevanza territoriale della vicenda.
Nel frattempo, il Gruppo Angelantoni, tramite una nota diffusa da Confindustria Umbria, ha voluto prendere le distanze. «Siamo completamente estranei alla gestione di ALS da oltre due anni», si legge nel comunicato. La cessione del 70% delle quote al gruppo cinese nel luglio 2021 venne presentata come parte di una strategia per concentrare le attività sulle camere per test ambientali, con l’obiettivo di ampliare l’accesso ai mercati asiatici e farmaceutici.
Tuttavia, da dicembre 2022 il partner cinese ha escluso Angelantoni Industrie da qualsiasi decisione operativa, portando alle dimissioni di Gianluigi Angelantoni dalla carica di consigliere. «Da allora – conclude la nota – non esercitiamo alcuna responsabilità gestionale». Il gruppo italiano esprime comunque rammarico per l’evoluzione della situazione, sottolineando il danno anche reputazionale subito da un marchio storico del territorio umbro.