Il dibattito sul payback dei dispositivi medici entra nel vivo in Umbria, dove alla conferma giuridica della legittimità della misura si affiancano forti tensioni politiche. La recente sentenza del Tar Lazio del 7 maggio 2025, che ha rigettato i ricorsi delle aziende fornitrici, ha riacceso lo scontro tra la giunta regionale e le forze di opposizione, in un clima ulteriormente infiammato dall’imminente tornata elettorale.
La Regione Umbria, per mezzo dell’Avvocatura, ha chiarito che il payback non può essere trattato come un credito certo, liquido ed esigibile, e che quindi “non può avere a posteriori ricadute sull’anno contabile chiusosi, cioè il 2024, e non può quindi incidere a compensazione del disavanzo”. L’amministrazione specifica che si tratta di una situazione comune a tutte le Regioni, che dal 2022 hanno iniziato a richiedere i rimborsi alle aziende, generando “una quantità rilevantissima di contenziosi legali di natura amministrativa e civile”.
Secondo la Corte Costituzionale, che con le sentenze n. 139 e 140 del luglio 2024 ha respinto le eccezioni di incostituzionalità, il payback rappresenta “un contributo di solidarietà necessario per sostenere il Servizio Sanitario Nazionale”, giustificato dall’impossibilità di coprire l’intera spesa sanitaria con risorse pubbliche. Tuttavia, come ha osservato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, “si tratta di un cerotto su un’emorragia che merita altri tipi di cure”.
Il nodo centrale rimane la natura giuridica del credito: secondo la Regione “non si è in presenza di un credito certo” e pertanto ogni azione dovrà passare per contenziosi ordinari, con inevitabili rallentamenti. Proprio per questa incertezza, la Regione sottolinea che “il disavanzo in sanità, strutturale da 5 anni, non può essere colmato da un credito puntuale e incerto”.
Di tutt’altro avviso sono i consiglieri di opposizione, che accusano la giunta regionale di nascondere la verità e usare la questione in modo politico. “È inaccettabile che in un Paese civile e democratico come il nostro, la maggioranza di sinistra in Regione Umbria si permetta di minacciare procedimenti legali contro chiunque osi raccontare la verità”, dichiarano in una nota congiunta.
Paola Agabiti, Nilo Arcudi, Enrico Melasecche, Matteo Giambartolomei, Eleonora Pace, Laura Pernazza, Andrea Romizi e Donatella Tesei, esponenti di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e civiche, parlano di “una strategia elettorale maldestra” alla vigilia del voto amministrativo in Comuni chiave come Assisi e Amelia. “Fin dall’inizio abbiamo più volte evidenziato, con dati precisi e fonti documentate, come i crediti derivanti dal payback rappresentino una risorsa importante per il sistema sanitario regionale”, sostengono.
A sostegno delle Regioni, è in fase di discussione una proposta normativa per rendere esigibili i crediti nel 2025, con l’intervento dello Stato a garanzia per le somme non corrisposte dalle aziende. Secondo la Regione, però, “questa norma non impatterebbe comunque sul disavanzo e sulla verifica del 2024”.
Il clima resta tesissimo. La giunta ha annunciato che “si riserverà di adire le vie legali con richiesta di risarcimento per danni a tutela dell’immagine degli amministratori”, mentre l’opposizione promette battaglia: “Non arretreremo di un solo millimetro. È del tutto evidente come la Regione abbia diffuso proprio oggi questa nota di minacce e mistificazione dei fatti”.
Proprio relativamente a quest’ultima affermazione, arriva un nota dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria che sottolinea come “la categoria svolge le sue funzioni nel rispetto del diritto-dovere di cronaca e nel ruolo di spazio libero di confronto e dibattito nel rispetto delle contrapposte posizioni che le conferisce l’ordinamento”
Interviene anche l’Assostampa Umbria sugli stessi toni: “Le normative che regolano la stampa in Italia prevedono espressamente il diritto di replica”. Inoltre il sindacato “ribadisce il valore dell’inforrmazione giornalistica come servizio essenziale anche in rapporto al diritto del cittadino ad essere correttamente informato e sottolinea il rispetto da parte dei colleghi dei principi etico-deontolofici che regolano la professione”.