La figura del neo eletto Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, affonda le sue radici spirituali anche nel cuore dell’Umbria, tra ricordi di gioventù e riflessioni di fede condivise da chi lo ha conosciuto lungo il cammino.
Uno dei testimoni più autorevoli di questo legame è il cardinale Giovanni Betori, umbro di nascita (Foligno) e arcivescovo emerito di Firenze, che ha raccontato ai microfoni di Radio Toscana il suo personale incontro con il nuovo Pontefice. «Non ho una profonda conoscenza della persona, se non attraverso quello che ha manifestato ed espresso nelle Congregazioni, e poi grazie a qualche incontro personale legato alla presenza degli Agostiniani a Firenze a Santo Spirito», ha spiegato Betori, sottolineando come già dalle prime parole del Pontefice emerga con chiarezza l’essenza della sua missione.
«Penso però che le sue prime parole lo rivelino completamente: anzitutto la centralità di Cristo, perché non ha chiamato a una qualsiasi pace, ma alla pace di Cristo Risorto, quella che proviene da Dio che ci ama tutti incondizionatamente», ha aggiunto il cardinale, evidenziando la continuità del nuovo Papa con il messaggio evangelico.
Non solo teologia, ma anche gesti e simboli. Come quello che risale agli anni Ottanta, quando Prevost ottenne la “patente da matto” a Gubbio compiendo il rituale dei tre giri intorno alla fontana del Bargello. Un episodio raccontato da padre Giuseppe Pagano, suo compagno di studi, che evidenzia l’antico e affettuoso legame tra il futuro Papa e la terra umbra.
Ma è nell’approccio alla Chiesa che Betori ha colto il segno più potente dell’elezione di Leone XIV: «Certo, accanto alla figura della persona di Gesù, ha indicato subito i bisogni del mondo: la pace, la giustizia, l’attenzione agli ultimi», proseguendo: «Mi ha fatto poi molto piacere risentire il detto di Sant’Agostino sulla bocca di un agostiniano: ‘con voi cristiano, per voi vescovo’», frase che per Betori indica una forte volontà di comunione e di responsabilità condivisa nella vita ecclesiale.
Riguardo alla scelta operata nel Conclave, Betori ha chiarito che «non si tratta di uno scontro tra partiti» ma di un processo spirituale di sintesi e unità: «Lo scopo del Conclave è invece di trovare un punto di convergenza di tutte le attese […] trovare un’intesa, quindi una persona che possa interpretare l’unità della Chiesa e il suo cammino in questo tempo».
Infine, ha voluto sottolineare come la partecipazione popolare testimoni la forza dell’evento: «150 mila persone tra Piazza San Pietro e Via della Conciliazione erano lì contente che noi cardinali avessimo trovato un punto di unione per la comunione e la missione della Chiesa».