«Auguro davvero che possa arrivare nel cuore e nelle case di tutti l’annuncio pasquale», ha affermato con intensa partecipazione l’arcivescovo Ivan Maffeis durante l’omelia della Veglia della Notte Santa di Pasqua nella Cattedrale di San Lorenzo a Perugia. Un messaggio rivolto all’intera comunità diocesana perugino-pievese, carico di significato e di fede.
Il dramma del rifiuto
Nel cuore della celebrazione, l’arcivescovo ha rievocato il prologo del Vangelo di Giovanni, che associamo alla Notte di Natale: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo». Ma, ha ricordato Maffeis, quella luce fu respinta: «Il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto».
A Pasqua, questo rifiuto raggiunge il suo culmine, con Gesù crocifisso fuori dalle mura della città, escluso e posto nel sepolcro, la luce apparentemente spenta per sempre. «Si fece buio su tutta la terra», ha commentato l’arcivescovo citando Matteo, collegando quel buio con le tenebre attuali del mondo: guerre, potere arrogante, violenza, indifferenza.
La speranza che nasce dalla luce
Eppure, in quella notte, qualcosa accade. L’annuncio pasquale spezza il silenzio: «Le tenebre non hanno vinto». È il ribaltamento della pietra, il superamento della morte, la resurrezione. L’arcivescovo ha sottolineato come, anche nel buio più profondo, «basta una piccola fiammella per orientarci, per avere un riferimento a cui attaccare il proprio cuore».
Questo è il significato della luce pasquale: una guida nelle nostre notti, siano esse di solitudine, peccato, dolore o morte. «Nessuna delle nostre notti ha l’ultima parola», ha proclamato Maffeis, invitando a lasciarsi avvolgere dalla luce del Risorto.
Rinnovare le promesse, vivere nello Spirito
Durante la veglia, i nuovi battezzati hanno ricevuto la candela, simbolo della luce di Cristo. Con loro, tutta la comunità ha rinnovato le promesse battesimali. L’invito dell’arcivescovo è stato quello di rinnovare la fiducia nel Signore: «per avere da Lui la forza di sfuggire alle tenebre della tristezza, del pessimismo, delle nostre paure».
Vivere nello Spirito, ricevere la Cresima, accostarsi all’Eucaristia: sono questi, secondo Maffeis, i momenti in cui ci lasciamo plasmare a immagine di Cristo. La Parola, le Scritture, i sacramenti diventano vie per «ricordarci chi siamo e a chi apparteniamo», strumenti per riconoscere le meraviglie compiute da Dio.
Una fede che cambia la vita
«Cristo davvero è risorto!» è l’annuncio che cambia la prospettiva, che dona senso alla vita quotidiana. Anche oggi, nel buio della nostra epoca, la fede può fare la differenza, ha detto l’arcivescovo, trasformando la vita familiare, il lavoro, la Chiesa e la società in qualcosa di nuovo e autentico.
«Un’umile ma ostinata lampada che rimane accesa nell’oscurità del mondo»: con questa immagine potente, l’omelia si è chiusa, lasciando alla comunità un messaggio di speranza, resistenza e luce.