Due fratelli di 41 e 46 anni sono stati allontanati dalla casa in cui vivevano insieme alla madre e alla zia, entrambe affette da gravi disabilità, per ordine del gip del Tribunale di Spoleto, Luca Cercola. La misura cautelare, che impone anche il divieto di avvicinamento a meno di 500 metri, è scaturita a seguito di un’inchiesta che ha documentato gravi episodi di maltrattamenti e abbandono nei confronti delle due donne, conviventi con gli indagati in un’abitazione a Deruta. Ne riferisce Umbria24
L’indagine, coordinata dalla procura, è nata dopo una segnalazione dei servizi sociali del Comune, successiva a un colloquio avvenuto presso il centro diurno per anziani “Nido d’Argento”. Gli accertamenti condotti dai carabinieri, anche con l’ausilio di testimonianze di operatori sanitari e assistenti sociali, hanno evidenziato condizioni di vita drammatiche, tra umiliazioni continue, abbandono materiale e verbale, e uno stato di degrado domestico allarmante.
Secondo il pubblico ministero, i due fratelli avrebbero colpevolizzato le vittime per la loro condizione, arrivando ad affermare che non potevano cercare lavoro a causa della necessità di assisterle. Tuttavia, le verifiche hanno dimostrato che, nonostante l’esistenza di entrate economiche grazie alle pensioni di invalidità delle due donne, i familiari non avrebbero garantito l’assistenza minima, trascurando la cura e il benessere delle anziane.
Nel provvedimento giudiziario si legge di un clima familiare oppressivo, fatto di minacce, urla e frequenti aggressioni verbali. Gli ambienti della casa, come riportato in un sopralluogo dei carabinieri, si presentavano sporchi e maleodoranti, con pannoloni sporchi lasciati in giro, l’assenza di mobili adeguati e una delle vittime costretta a dormire in un ripostiglio trasformato in camera da letto di fortuna.
I racconti delle donne, riportati anche dagli operatori, parlano di quotidiane offese, come “sta zitta, mi sono rotto il c… di questa casa di m…”, e di atteggiamenti di totale disinteresse anche per le necessità più semplici, come la preparazione dei pasti. In molte occasioni i due fratelli avrebbero rifiutato ogni tipo di collaborazione domestica, alimentando un contesto familiare definito “di sopraffazione”.
Gli indagati sono ora sottoposti a una misura restrittiva che mira a proteggere le vittime e impedire ulteriori episodi di violenza o negligenza. Le autorità continuano a monitorare la situazione, in attesa dell’evoluzione giudiziaria del caso.