Omicidio Laura Papadia, il marito confessa: “L’ho uccisa al culmine di una lite”

Nicola Gianluca Romita ha ammesso di aver strangolato la moglie dopo una discussione. Fermato con l’accusa di omicidio volontario, è ora detenuto nel carcere di Spoleto

Ha confessato nella sede del commissariato di pubblica sicurezza di Spoleto: Nicola Gianluca Romita, 47 anni, ha ammesso di aver ucciso la moglie Laura Papadia, 37 anni, al termine dell’ennesima lite familiare. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo avrebbe strangolato la donna, stringendole le mani al collo fino a toglierle la vita, nonostante i tentativi della vittima di divincolarsi e difendersi. Il femminicidio si sarebbe consumato all’alba di mercoledì, in un contesto domestico segnato da tensioni ricorrenti e profonda incomunicabilità.

Il provvedimento di fermo per omicidio volontario è stato eseguito dalla polizia di Stato su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto, dopo un lungo interrogatorio in cui Romita si è mostrato collaborativo. A seguito delle formalità, l’uomo è stato trasferito nella casa di reclusione di Spoleto, dove si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, il dramma si sarebbe consumato in un contesto familiare complicato, dove emerge il desiderio di maternità di Laura, frustrato dall’opposizione del marito, già padre di due figli avuti da precedenti relazioni. Una frattura profonda nei progetti di vita della coppia, che – pur senza costituire alcuna attenuante – offre uno spaccato della crisi emotiva e relazionale alla base dell’omicidio.

La vicenda ha avuto un tragico epilogo nelle prime ore della mattina, quando Romita ha chiamato il numero di emergenza 112, segnalando di aver commesso un gesto violento nei confronti della moglie e minacciando anche di compiere un gesto estremo. Gli agenti, intervenuti nell’abitazione, hanno trovato Laura Papadia ormai priva di vita.

Dai primi rilievi effettuati dalla polizia Scientifica e dal medico legale, le cause del decesso sembrano essere riconducibili a soffocamento. Il fermo dell’uomo è avvenuto dopo l’interrogatorio condotto dal procuratore Claudio Cicchella e dal sostituto procuratore di turno, con il supporto del personale del commissariato di Spoleto e della squadra Mobile della questura di Perugia.

In attesa dell’autopsia, che dovrà confermare le cause del decesso, gli inquirenti stanno proseguendo l’analisi del contesto familiare della coppia e raccogliendo testimonianze utili a ricostruire dinamiche e precedenti.

Il caso ha profondamente colpito l’opinione pubblica e la città di Spoleto, che ha proclamato il lutto cittadino. Le istituzioni locali, il Centro antiviolenza Crisalide e numerose associazioni del territorio hanno lanciato un appello alla denuncia e alla solidarietà verso le vittime di violenza domestica.

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