Giorno del Ricordo: commemorazione delle vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata

Le parole della presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi e del sottosegretario all'Interno, Emanuele Prisco

Il Giorno del Ricordo, istituito per commemorare le vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, rappresenta un’occasione per riflettere su una delle pagine più dolorose della storia italiana. Una tragedia segnata da violenze, persecuzioni e dall’oblio che per anni ha avvolto il destino di migliaia di connazionali.

Le parole delle istituzioni

La presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi, ha sottolineato l’importanza della memoria storica, ricordando che “le vittime innocenti non hanno colore politico”. Ha evidenziato inoltre il parallelo tra due luoghi simbolo della brutalità del Novecento: la Risiera di San Sabba, campo di concentramento nazista, e la Foiba di Basovizza, teatro delle esecuzioni dei partigiani titini. “Momenti come questo devono servire allo studio e all’approfondimento, per evitare il ritorno di ogni totalitarismo ed estremismo”, ha dichiarato.

Anche il sottosegretario all’Interno, Emanuele Prisco, ha ribadito l’importanza di questa commemorazione, denunciando il lungo silenzio istituzionale sulla tragedia: “Vittime anche dell’oblio di chi, per troppo tempo, li ha dimenticati, fino talvolta a negare quella tragedia”. Ha poi ricordato il dramma degli esuli italiani, costretti ad abbandonare le proprie case con la sola colpa di essere italiani.

Il dovere della memoria

Il Giorno del Ricordo rappresenta un dovere collettivo di verità e giustizia, necessario per contrastare ogni forma di intolleranza e odio politico. Come sottolineato da Prisco, ogni tentativo di negazione o alterazione della verità storica rafforza l’urgenza di una memoria condivisa, che restituisca dignità alle vittime e agli esuli.

Le commemorazioni che si tengono in tutta Italia, comprese quelle in Umbria, sono occasioni per ribadire il valore della memoria storica e della riconciliazione. La strada da seguire, come affermato da Bistocchi, “non può che essere quella della costruzione di ponti tra culture e tradizioni, rifiutando ogni forma di estremismo”.

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