Il caso che coinvolge un quarantenne, accusato di abusi sessuali ripetuti sulla cugina tredicenne tra il 2016 e il 2019, rischia di restare bloccato a causa della mancata notifica del procedimento legale. Il sospettato, che in quegli anni viveva con la vittima e altri familiari in una casa dell’Altotevere, sarebbe fuggito nel suo paese d’origine, le Filippine, per evitare le conseguenze legali. La giustizia italiana, però, non può procedere con un processo in contumacia finché non si ha la certezza che l’uomo sia a conoscenza delle accuse mosse contro di lui.
Secondo la documentazione presentata dall’avvocato della parte offesa, Sara Pasquino, il sospettato si trova nelle Filippine e conduce una vita pubblica, con un’ampia presenza sui social media. Da queste piattaforme, è stato persino possibile risalire all’indirizzo della sua attuale residenza. Nonostante ciò, la polizia giudiziaria e l’ambasciata italiana non sono riuscite a individuare ufficialmente il domicilio dell’uomo, rendendolo formalmente irreperibile.
Durante l’udienza del 21 gennaio, il giudice ha preso atto dello stallo causato dall’impossibilità di notificare l’avvio del processo. L’invio di un mandato d’arresto internazionale non ha dato i risultati sperati, così come le precedenti richieste di intervento attraverso i canali diplomatici e investigativi. Di conseguenza, la prossima udienza vedrà un nuovo tentativo di inoltrare gli atti tradotti direttamente per posta al sospettato, mentre si rinnova la richiesta di collaborazione internazionale.
Celebrando il processo senza l’imputato presente, la legge italiana richiede prove concrete che egli sia stato messo al corrente del procedimento. Tuttavia, fino a quando queste conferme non arriveranno, il caso rischia di rimanere bloccato, allungando ulteriormente i tempi della giustizia. L’unico progresso potrebbe arrivare dall’efficacia della nuova strategia di notificazione e dalla collaborazione delle autorità locali nelle Filippine.
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