L’Istituto Serafico di Assisi ha presentato a Perugia il bilancio etico-sociale per il 2023, un documento che non si limita ai dati economici ma evidenzia la profondità e l’impatto delle attività svolte dall’istituto. La presentazione è avvenuta presso la sede della Fondazione CariPerugia Arte in corso Vannucci, alla presenza di importanti figure istituzionali e accademiche.
Il bilancio, definito “complesso e innovativo”, analizza l’impatto dell’istituto in cinque dimensioni fondamentali: economica, umana, relazionale, ambientale e spirituale. Durante l’evento, il professor Giorgio Mion, dell’Università di Verona, ha spiegato come il Serafico rappresenti un modello centrato sulla persona, combinando attenzione sanitaria e bisogni reali.
La presidente Francesca Di Maolo ha sottolineato che il 2023 ha visto l’erogazione di oltre 1 milione di euro in prestazioni gratuite o extrastandard, ribadendo che le cure personalizzate e innovative sono un diritto per tutti, soprattutto per chi vive situazioni di grave necessità. Questo approccio rende il polo assisano un esempio di eccellenza non solo sanitaria ma anche gestionale, con il 30% dei fondi provenienti da donazioni private e il coinvolgimento di oltre 60mila sostenitori attivi in tutta Italia.
Cura delle persone e del personale
Da oltre 150 anni, l’Istituto Serafico è un punto di riferimento nazionale nella cura di giovani con gravi disabilità. Nel bilancio si evidenzia anche l’attenzione rivolta al personale, con 192 dipendenti, in prevalenza donne, e l’implementazione di misure di welfare aziendale e programmi di formazione continua. Questo aspetto è stato elogiato da don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Pastorale della Salute della Cei, che ha definito il “modello Serafico” un esempio da replicare per la qualità dei percorsi di cura e la solidità gestionale.
Un pilastro del welfare e dell’innovazione sociale
Il bilancio etico-sociale, descritto come una “narrazione del 2023”, conferma il ruolo del Serafico come polo attrattivo per l’intero Paese, capace di coniugare sostenibilità economica e innovazione nei percorsi di cura. La gestione equilibrata tra finanziamenti pubblici e privati e l’attenzione alle dimensioni relazionali e spirituali delle persone assistite ne fanno un modello unico.