Nella celebrazione dedicata a Sant’Ercolano, patrono di Perugia, l’arcivescovo Ivan Maffeis ha approfondito il valore della figura del pastore, differenziandola nettamente da quella del mercenario. Il pastore, secondo Maffeis, è colui che guida con dedizione e amore per il proprio gregge, arrivando fino a sacrificare la propria vita per il bene delle persone affidate alla sua cura. Questa immagine, sottolinea l’arcivescovo, risponde a un bisogno profondo e universale di avere figure di riferimento forti, soprattutto in tempi in cui, purtroppo, predominano ancora “i mercenari”.
Nell’omelia, l’arcivescovo ha esortato chi ha responsabilità, sia ecclesiale che civile, a mettersi in gioco con spirito pastorale, accogliendo e supportando le persone, senza mai lasciare nessuno indietro. Il vero pastore, infatti, sa porsi sia davanti al suo gregge per indicare la strada, sia dietro per incoraggiare e sostenere, permettendo alla comunità di crescere e rimanere unita.
Un aspetto centrale della riflessione di Maffeis riguarda il tema del dialogo, qualità che ha voluto attribuire simbolicamente alla figura di Sant’Ercolano. In un’epoca in cui le comunicazioni si riducono spesso a monologhi, portando a fratture sociali e alla sfiducia reciproca, l’arcivescovo invita a riscoprire l’importanza di un dialogo autentico e costruttivo, capace di alimentare relazioni sincere e di eliminare l’aggressività diffusa nei rapporti, spesso amplificata dai social media.
La necessità di un linguaggio chiaro, accessibile e rispettoso è un altro punto su cui Maffeis ha insistito. Un dialogo efficace, ha affermato, non si basa sull’imposizione della propria verità, bensì sulla capacità di attrarre attraverso il bene che si diffonde. È un dialogo che mira a costruire reciprocità, amicizia sociale e pace, elementi essenziali per far crescere la comunità.
In conclusione, l’arcivescovo di Perugia ha lanciato un messaggio di apertura e collaborazione, valorizzando il ruolo delle persone che, a vari livelli, sono chiamate a prendere decisioni e a contribuire attivamente alla vita della città. Seguendo l’esempio di Sant’Ercolano, Maffeis sottolinea l’importanza di un impegno comune volto a costruire una società fondata sulla solidarietà, sul dialogo e sulla condivisione, valori indispensabili per il bene collettivo.