Le indagini sull’omicidio di Salvatore Postiglione, 56 anni, capomastro di un’impresa edile ucciso con 13 coltellate nel parcheggio di via La Louvière a Foligno, proseguono senza sosta. Gli inquirenti stanno approfondendo i contatti recenti della vittima con i muratori con cui aveva collaborato nelle ultime settimane. Uno di questi è stato richiamato venerdì per chiarire ulteriormente le dichiarazioni fornite il giorno precedente, sotto la supervisione del procuratore capo Claudio Cicchella e del sostituto Vincenzo Ferrigno. Nonostante gli sforzi, il quadro investigativo resta complesso: nessuno è ancora formalmente indagato, e l’arma del delitto continua a sfuggire alle ricerche, nonostante le accurate ispezioni dell’area del crimine.
Parallelamente, le autorità stanno analizzando il cellulare di Postiglione, sequestrato per esaminare i contatti e i movimenti registrati nelle 48 ore precedenti all’omicidio, con particolare attenzione agli spostamenti poco chiari delle ore immediatamente antecedenti l’omicidio. Dai primi riscontri, sembra che Postiglione fosse uscito di casa un’ora prima del previsto appuntamento fissato per le 7 ai Canapé di Foligno, dove avrebbe dovuto incontrare un collega. Tuttavia, l’uomo è giunto nel parcheggio di La Paciana ben prima dell’orario previsto, intorno alle 6, sollevando l’ipotesi di un incontro programmato con l’assassino.
Le autorità considerano come probabile una faida maturata in ambiente lavorativo, forse dovuta a dissapori sorti negli ultimi tempi. Ogni mattina Postiglione prelevava alcuni operai dal parcheggio dove poi è stato brutalmente ucciso, per recarsi insieme nei cantieri. Il cerchio si stringe sui lavoratori coinvolti, in particolare su un gruppo ristretto di operai, prevalentemente stranieri.
Fondamentale per l’inchiesta è il video registrato da una telecamera di sorveglianza privata, che documenta l’aggressione avvenuta all’esterno della vecchia Citroen station wagon affidata a Postiglione dall’impresa. Sebbene l’assassino non sia identificabile, i fotogrammi sono attualmente oggetto di analisi approfondita.
Anche i familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Alberto Maria Onori, riconoscono la possibilità che una lite sul lavoro possa aver innescato il tragico evento: “Salvatore era dedito alla famiglia e al lavoro, chiedeva serietà e precisione sul cantiere e non tollerava comportamenti inappropriati, come il consumo di alcol durante l’orario lavorativo” afferma il legale.
Esclusa l’ipotesi della rapina, dato che il portafoglio di Postiglione, con dentro alcune decine di euro, è stato trovato intatto, resta alta l’attenzione su altre piste investigative. La Procura ha già disposto l’autopsia, che sarà affidata al medico legale Eleonora Mezzetti. Anche la famiglia di Postiglione sarà rappresentata dal proprio consulente, il dottor Sergio Scalise, durante questo esame cruciale, nella speranza di fare un passo decisivo verso l’identificazione dell’assassino.