“Come immaginavamo, il piano regionale dei trasporti si sta rivelando uno slogan elettorale. Infrastrutture e trasporti in questa regione sono ancora un miraggio“. Con queste parole, Ciro Zeno, segretario generale della Filt Cgil dell’Umbria, ha descritto la situazione critica delle reti stradali e ferroviarie umbre in una recente nota. Secondo Zeno, “una regione isolata, in cui reti stradali, ferroviarie e infrastrutture in genere sono ferme a 5 anni fa” non può attrarre né imprese né turisti, penalizzando fortemente il territorio.
Il sindacalista punta il dito contro la mancanza di crescita e confronto nella gestione dei trasporti: “Non abbiamo avuto momenti di crescita, non abbiamo avuto momenti di confronto e di sviluppo”, afferma, sottolineando come la carenza di infrastrutture adeguate stia allontanando le imprese e riducendo il traffico merci e passeggeri. “Sempre meno imprese vivono il nostro territorio, sempre meno volumi di merci si muovono sulle nostre reti, sempre meno viaggiatori prendono i nostri treni e i nostri pullman”, continua Zeno, definendo la strategia sui trasporti “sterile e non utile alla popolazione”.
Le priorità per il territorio umbro sono chiare: “Le esigenze primarie per gli umbri sono quelle di avere reti infrastrutturali utili per raggiungere ospedali e scuole e collegamenti migliori con le regioni confinanti”, afferma Zeno. Secondo il sindacato, è necessario puntare su treni interregionali e su collegamenti a lunga percorrenza come Frecciabianca e Frecciargento, che meglio risponderebbero alle esigenze di mobilità della regione rispetto ai costosi Frecciarossa. “Portarli ha un costo onerosissimo e, avendo noi una linea dove non si possono superare i 250 km/h, non saremmo nemmeno in grado di sfruttarli appieno”, spiega Zeno, suggerendo soluzioni più sostenibili dal punto di vista economico.
Il segretario della Filt Cgil conclude con un appello alla classe politica: “Basta con la propaganda, basta giocare con gli umbri, c’è bisogno di serietà, di disponibilità al dialogo e soprattutto di comprendere che, o questa regione fa veramente un cambio di passo, oppure, lo scivolamento economico verso Sud, così come lo spopolamento e la fuga dei giovani, continueranno a colpire duramente l’Umbria”.