L’Umbria sfida la tendenza nazionale: il ruolo sorprendente delle università nella ricerca e sviluppo

Il dossier Istat svela dati in controtendenza: l'Umbria investe in modo diverso rispetto al resto del paese, con le università protagoniste

Università di Perugia

L’Umbria si distingue dal panorama nazionale nell’ambito della ricerca e sviluppo, come emerge dal più recente rapporto Istat, che esplora il periodo post-pandemico 2022-2024. A livello nazionale, nel 2022 sono stati investiti circa 27,3 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, i dati preliminari per il 2023 indicano una leggera flessione della spesa da parte delle imprese (-0,3%), con un possibile recupero previsto per il 2024.

In Umbria, i dati disponibili per il 2022 mostrano una spesa complessiva di 221,5 milioni di euro per la ricerca, leggermente inferiore rispetto ai 223,5 milioni del 2021. Se la media nazionale vede un’incidenza della spesa in R&S pari all’1,37% del PIL, in Umbria questo valore scende allo 0,9%. Questo calo è imputabile principalmente alle imprese, la cui spesa è passata da 100,3 milioni a 97,1 milioni di euro. Le università, al contrario, hanno aumentato il loro investimento da 105,7 milioni a 106,9 milioni, mentre le istituzioni pubbliche hanno mantenuto una spesa stabile di circa 17,4 milioni.

A livello settoriale, l’Umbria mostra una distribuzione della spesa diversa rispetto alla media italiana: mentre oltre il 61% degli investimenti in R&S a livello nazionale è a carico delle imprese, in Umbria questa percentuale scende al 40%, lasciando alle università la parte più rilevante con il 48,3% del totale. In altre regioni italiane, come Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna, le imprese coprono fino al 75% degli investimenti, mentre nel Sud le università hanno un ruolo predominante, con picchi del 73% in Basilicata e del 78% in Calabria.

Per quanto riguarda il personale impiegato in attività di ricerca, nel 2022 l’Umbria contava su 5.603 addetti, in calo rispetto ai 6.119 del 2021. Di questi, 2.353 erano ricercatori, con una leggera crescita rispetto all’anno precedente. Le donne rappresentavano il 37% del totale, con 2.075 unità. Le università umbre impiegavano 2.531 persone nel 2022, di cui 1.349 ricercatori, mentre le imprese ne contavano 2.665, e le istituzioni pubbliche 398.

A livello nazionale, la ricerca di base nel 2022 ha raggiunto un totale di 6,7 miliardi di euro (+8,8%), mentre la ricerca applicata ha toccato gli 11 miliardi (+6,6%) e quella per lo sviluppo sperimentale di nuovi processi e prodotti ha totalizzato 9,4 miliardi di euro. Le imprese e le istituzioni pubbliche si concentrano principalmente sulla ricerca applicata, mentre le università rimangono il fulcro della ricerca di base. Un settore trainante, come quello dell’automobile, rappresenta quasi il 14% degli investimenti in R&S a livello nazionale.

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