Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia, ritiene che il modello di alleanza e il metodo utilizzati nella sua città possano essere replicati altrove, gettando le basi per un nuovo progetto di governo regionale. “Ci sono tutte le condizioni perché sia così,” afferma la sindaca, sostenuta da una vasta coalizione di centrosinistra. “La sintesi verrà trovata su un progetto di governo per una nuova idea di Regione: per e non contro qualcuno.”
Uno degli elementi chiave di questo modello è il ritorno della politica tra la gente, un obiettivo che la Ferdinandi considera fondamentale. “Per anni ho sentito parlare di una politica che doveva tornare tra la gente,” spiega la sindaca, aggiungendo: “È proprio quello che va fatto; qui ci abbiamo provato e penso che finora ci siamo riusciti.” L’amministrazione locale, secondo la Ferdinandi, rappresenta un collegamento diretto con la realtà dei territori, un collegamento che spesso manca a livello nazionale.
La sindaca insiste sulla necessità di una nuova cultura di governo e di negoziazione, ispirata dalle parole di papa Francesco. “Dovrebbe finire l’epoca delle divisioni,” afferma, ma per raggiungere questo obiettivo “serve progettare un orizzonte.” In questo contesto, per la sindaca è essenziale “ristabilire con nettezza, nel merito e nel metodo, il confine tra destra e sinistra.”
Secondo Ferdinandi, “per la destra l’altro è una minaccia e il trionfo è sempre individuale,” mentre “per la sinistra l’altro è il campo della salvezza, perché nessuno si salva da solo.” Questo dualismo tra nazionalismo e internazionalismo, tra dimensione individuale e collettiva, è alla base delle diverse concezioni politiche, dalle quali discendono tutte le altre differenze.
Un altro tema centrale per la sindaca è la pace, che ritiene “imprescindibile” per garantire lavoro, educazione e diritti. “Sono preoccupata di come la guerra stia diventando qualcosa di ineluttabile,” spiega Ferdinandi, sottolineando che “la guerra fa schifo e non può essere pensata come soluzione.”
Infine, la sindaca riconosce il ruolo centrale di Perugia, città con radici storiche profonde, nel contesto delle attuali sfide globali. “La città di Perugia, con le sue radici e il suo DNA, da san Francesco ad Aldo Capitini, non può che giocare un ruolo centrale con Assisi,” afferma Ferdinandi, sottolineando l’importanza di questo patrimonio culturale nel fronteggiare un mondo sempre più turbolento.