In occasione della solennità di San Rufino, patrono di Assisi e della diocesi, Monsignor Domenico Sorrentino, vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, ha presieduto una celebrazione pontificale nella cattedrale di Assisi. Nel suo discorso, ha ribadito che la Chiesa non è un recinto chiuso, ma un luogo dove si raccolgono le gioie e i dolori dell’umanità, sottolineando come ogni celebrazione all’altare rappresenti un momento in cui il mondo intero si raduna simbolicamente con i fedeli.
Alla celebrazione erano presenti anche le autorità civili e militari dei comuni limitrofi, confermando l’importanza della ricorrenza per l’intera comunità. Nell’omelia, Monsignor Sorrentino ha affrontato temi cruciali per la società e la Chiesa, tra cui il cambiamento climatico, le migrazioni, la politica e la disgregazione della famiglia. Ha sottolineato che i confini tra Chiesa e mondo sono sempre più labili e ha invitato i fedeli a non ignorare questi problemi, ma a considerarli parte integrante della loro vita spirituale.
“Quello che succede nel mondo ci riguarda”, ha affermato il vescovo, ricordando ai cristiani che la carità richiede di prestare attenzione ai problemi dei fratelli, specialmente in un contesto dove risorse cruciali vengono destinate all’industria bellica piuttosto che ad ambiti fondamentali come la sanità. Alla luce di questa “crisi generale”, Monsignor Sorrentino ha esortato i fedeli a un “scatto di entusiasmo”, un rinnovato impegno per affrontare le sfide del mondo moderno con fede e determinazione.
La parole di monsignor Parolin
“Da Assisi, in occasione di questa festa, voglio lanciare una forte preghiera e appello per la pace in tutto il mondo. Come ha più volte ribadito il Santo Padre, la guerra è una sconfitta per tutti e non porta benefici a nessuno”. Lo ha detto il segretario di Stato di Sua Santità, cardinale Pietro Parolin, al termine della celebrazione eucaristica da lui presieduta domenica 11 agosto nella Basilica di Santa Chiara ad Assisi, in occasione della solennità della Santa. Nel ringraziare il vescovo, monsignor Domenico Sorrentino, le clarisse, i francescani, i religiosi e religiose, le massime autorità civili, militari e migliaia di fedeli, il cardinale Parolin ha voluto riprendere un passaggio dell’omelia nel quale ha sottolineato la necessità di amare, come fece Santa Chiara, soprattutto oggi “in un mondo sempre più povero d’amore e, nello stesso tempo, sempre più affamato d’amore”.
Continuando sul concetto di amore il segretario di Stato Vaticano ha posto l’accento sulla scelta radicale alla povertà di Chiara, “che si pone come esempio di vita nella nostra società, contrassegnata dal consumismo, ossia dalla sfrenata ricerca di soddisfare i bisogni indotti dalla pressione della pubblicità e da fenomeni d’imitazione sociale, con gli inevitabili sprechi economici e l’inquinamento e l’edonismo, che considera il piacere come il bene sommo dell’uomo e il fine esclusivo della vita”. A questo proposito, Parolin, incontrando i giornalisti prima dell’inizio della cerimonia, aveva sottolineato la necessità di “spogliarsi di sé, come aveva fatto Chiara: e non tanto dei beni materiali ma dagli egoismi, dalle proprie posizioni e pretese per aprirsi agli altri con un approccio fraterno e di pace”.