Il Comune di Perugia ha espresso una netta opposizione alla realizzazione di inceneritori nel territorio comunale. La posizione è stata formalizzata in una nota ufficiale, dove Palazzo dei Priori ha dichiarato la sua contrarietà al progetto, sottolineando la necessità di alternative sostenibili.
Dossier bollente
L’avviso pubblico sulla costruzione dell’inceneritore scadrà il 25 gennaio, data entro la quale dovranno essere presentate le proposte. Il progetto prevede l’accensione dell’impianto il primo agosto 2029, due anni dopo rispetto a quanto inizialmente previsto dal Piano rifiuti regionale. La pubblicazione della documentazione, avvenuta con quattro mesi di ritardo, è stata oggetto di critiche, soprattutto dopo il cambio di vertici di Auri, ora presieduta dal sindaco di Spoleto, Andrea Sisti.
Le critiche del Comune
Dopo le congratulazioni formali al nuovo consiglio direttivo di Auri, il Comune di Perugia ha espresso la sua “posizione critica“ sull’avviso. Tra le principali preoccupazioni ci sono i costi, stimati in 200 milioni di euro, a carico dei privati, la scelta del project financing, i tempi di realizzazione e le previsioni demografiche che indicano un calo della popolazione. La giunta comunale pone l’accento su una gestione dei rifiuti più sostenibile, promuovendo la riduzione dei rifiuti alla fonte, il supporto a progetti imprenditoriali, iniziative sociali e pratiche di economia circolare.
Proposte alternative
Il Comune di Perugia, dal 2017 aderente alla strategia “Rifiuti Zero”, propone di dotarsi di strutture impiantistiche dedicate al massimo recupero di materia. L’obiettivo è migliorare il servizio di raccolta differenziata, ispirandosi alle migliori pratiche adottate da altre entità locali italiane ed europee. La giunta comunale sottolinea la necessità di una gestione virtuosa dei rifiuti, criticando la soluzione regionale giudicata superata e in ritardo rispetto alle alternative disponibili.
Soluzioni funzionali
Secondo il Comune di Perugia, Auri dovrebbe lavorare su “soluzioni costruttive e funzionali” basate sull’estensione del modello di raccolta porta a porta a tutto il territorio regionale. Questo includerebbe una ripartizione dei costi proporzionata alla quantità di rifiuti prodotti e un focus sulla qualità dei materiali differenziati. L’obiettivo è incentivare investimenti nel settore del riciclo e del riuso, fornendo nuova linfa all’economia locale.