In Umbria la forza lavoro invecchia più che altrove: “Ma alle imprese non interessa”

Aur sottolinea come al 2023, il 75 percento degli occupati ha un'età compresa tra 35 e 64 anni e oltre il 40 percento di questi ha più di 50 anni: "Ma ai datori di lavoro non importa arginare la fuga dei talenti"

Il 2023 ha segnato un allarme per il mercato del lavoro in Umbria, mostrando una crescente presenza di lavoratori di età superiore rispetto alla media italiana. Il fenomeno dell’invecchiamento della forza lavoro non solo riflette una trasformazione demografica marcata ma solleva anche questioni cruciali riguardo alla sostenibilità futura del tessuto economico e produttivo della regione.

La distribuzione per età degli occupati umbri si è spostata notevolmente. Al 2023, il 75% degli occupati ha un’età compresa tra 35 e 64 anni w  che hanno superato i 50 anni, rappresentano più del 40% del totale. Questa è una percentuale più alta rispetto al resto d’Italia. Al contrario, i giovani sotto i 35 anni rappresentano solo poco più del 20% degli occupati, una quota inferiore rispetto alla media nazionale, sottolineando una preoccupante carenza di rinnovamento generazionale.

Dal 2018, il tasso di crescita degli occupati in Umbria ha evidenziato un incremento predominante tra gli ultra-sessantaquattrenni, con un aumento del 36,8%. Seguono i lavoratori tra i 50 e i 64 anni, con un aumento del 15,6%, mentre il segmento più giovane mostra un incremento del 9,2%. Questi cambiamenti sono indicativi delle sfide poste dall’evoluzione demografica, come l’inasprimento delle politiche pensionistiche e un maggiore coinvolgimento delle donne mature nel mercato del lavoro.

Queste tendenze hanno un impatto diretto sui tassi di occupazione per fascia d’età:

  • 25-34 anni: L’incremento del tasso di occupazione in Umbria è soprattutto dovuto alla riduzione della popolazione di riferimento, diversamente dall’Italia, dove cresce l’occupazione.
  • 35-49 anni: Anche se la quota occupazionale è in calo, il tasso di occupazione aumenta in Umbria, Italia e Nord a causa di una flessione della popolazione di riferimento meno marcata rispetto alla riduzione degli occupati.
  • 50-64 anni: Il tasso di occupazione cresce in quanto l’aumento degli occupati è superiore alla crescita della popolazione.

L’invecchiamento della forza lavoro umbra, spiega Aur è una diretta conseguenza delle tendenze demografiche regionali, più accentuate rispetto a quelle italiane. Questo scenario comporta sfide significative, soprattutto per quanto riguarda il rinnovo generazionale e l’adeguamento delle competenze richieste dal mercato, in un contesto di rapido sviluppo tecnologico.

Secondo Aur “Per l’Umbria, del fabbisogno di circa 51 mila occupati previsto nel quinquennio, le unità da rimpiazzare si stima possano essere di 40.800 unità (e, dunque, poco più di 10 mila quelle da espandere): insomma, circa 8 persone su 10 dovranno essere sostituite per coprire il fabbisogno lavorativo del personale in uscita e solo 2 dovrebbero essere i nuovi ingressi.
Del fabbisogno occupazionale complessivo, il 36% (due punti in meno rispetto alla media nazionale) sarà rappresentato da personale in possesso di una formazione terziaria (18 mila unità) e per il 51% (5 punti più che in Italia) da lavoratori con formazione secondaria di secondo grado, cioè un diploma liceale (2 mila unità), un diploma tecnico-professionale (14 mila unità) o una qualifica/diploma IeFP (10 mila unità)”

Per cui, insiste l’agenzia, è fondamentale investire sulla formazione e le nuove competenze, che potrebbero aiutare i giovani a trovare lavoro: ” Ma le imprese, dal canto loro, dovrebbero avere molto chiaro un concetto: per i giovani di oggi, spostarsi dal luogo di residenza verso altri lidi che assicurino remunerazioni lavorative più interessanti ormai non costituisce più un ostacolo al loro desiderio di realizzazione professionale e di vita. Un elemento che sembra sia sottostimato dai più, a cominciare dagli stessi datori di lavoro i quali, per oltre la metà dei casi, dichiarano di essere disinteressati ad arginare la fuga dei giovani talenti occupati nella propria azienda”, conclude Aur.

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