Lo chiamano La Grinta, ha origini maghrebine. Ha 16 anni ma da quando ne ha 12 entra ed esce dalle comunità. Vive a Ponte San Giovanni ed è stato protagonista di una bella vicenda, salvando una ragazza sul parapetto del Tevere. La storia è raccontata da Il Messaggero Umbria.
“Ero uscito con un mio amico a piedi – racconta al quotidiano – eravamo in giro, non c’era niente da fare. Andando verso casa, camminiamo sul ponte di legno quando una ragazza a passo veloce ci sbatte addosso e ci passa in mezzo. Lei non dice niente, noi ci guardiamo. Ricordo che ho pensato che magari era arrabbiata. Mentre mi giro chiedendomi che c’avesse mai in testa una così, la vedo che mette una gamba fuori dalla staccionata. Un secondo e stava già mettendo pure l’altra.”
Senza esitazioni, La Grinta interviene, salvando la ragazza da un gesto estremo. La sua azione è istintiva, guidata da un impulso di umanità che sorprende anche lui stesso. “Ho fatto uno scatto, ho avuto solo paura di non fare in tempo…Era già pronta a lanciarsi. Ma l’ho acchiappata per la giacca e l’ho sbattuta a terra. Se fossi partito un secondo dopo sarebbe caduta nel fiume”.
La ragazza, in fuga da un centro per giovani con problemi psicologici, trova in lui un inaspettato punto di riferimento. La Grinta, con una logica diretta e senza fronzoli, le parla apertamente, tentando di dissuaderla dal suo intento suicida. “Voglio tornare a casa mia, io non sto bene lì”, le confida lei. “Se ti butti di sotto e ti ammazzi, a casa non ci torni sicuro”, risponde lui.
La vicenda si conclude con l’arrivo di carabinieri e ambulanza, ma il gesto di La Grinta non passa inosservato. La polizia, invece di procedere con le consuete formalità, lo ringrazia per il suo intervento, riconoscendo il valore del suo coraggio.
Questa storia segna un punto di svolta nella vita del giovane, noto per le sue scorribande e il carattere indomabile. Dopo un passato turbolento, che lo ha visto protagonista di scontri con la legge e periodi di detenzione, La Grinta intraprende un percorso di riscatto.Ora il ragazzo, assistito dall’avvocato ed aiutato dalla madre, sta intraprendendo attività socialmente utili, come l’aiuto cuoco in un ristorante e l’animatore in un centro estivo. La speranza è che questo sia l’inizio della redenzione per lui.