Sei persone si trovano attualmente sotto processo, accusati di aver sfruttato la precaria situazione economica di un’imprenditrice e dei suoi clienti. Le operazioni finanziarie sotto esame risalgono al periodo compreso tra il 2013 e il 2015, periodo durante il quale gli imputati avrebbero concesso prestiti a condizioni estremamente onerose.
In particolare, viene contestato che, nell’autunno del 2013, gli imputati abbiano erogato un prestito di 30mila euro a un tasso di interesse del 10% mensile per ogni ritardo nel rimborso, oltre a trattenere inizialmente il 10% della somma fornita, lasciando all’imprenditrice appena 27mila euro in contanti. Come garanzia del prestito, veniva richiesto un assegno da 60mila euro, cifra che l’imprenditrice si impegnava a restituire in 45 giorni.
Le accuse non si fermano qui: gli imputati avrebbero effettuato altri prestiti con modalità simili, garantendosi tassi d’interesse esorbitanti. Un esempio è il prestito di 18mila euro, su cui veniva richiesto un rimborso tramite un assegno di 22mila euro al saldamento del debito. In un altro caso, per un prestito nominale di 45mila euro, venivano stabilite sei rate quindicinali di 15.833,33 euro ciascuna, totalizzando quasi 95mila euro di rimborsi.
La situazione si aggravava con ulteriori finanziamenti: 14mila euro venivano prestati con un tasso del 15% al mese, e come garanzia venivano emessi tre assegni per un totale di 200mila euro. Un prestito successivo di 15mila euro veniva concesso a pochi mesi di distanza.
L’imprenditrice al centro di questa rete, titolare di un’agenzia di prestiti, avrebbe condotto alcuni dei suoi clienti in difficoltà finanziaria verso questi prestatori usurai. Tra le testimonianze emerge che una persona, dopo aver ricevuto un prestito di 3mila euro, si è vista costretta a restituire quasi 20mila euro in soli due mesi. Complessivamente, sono stati contestati 13 episodi di prestiti a condizioni usuraie.
Alcune delle persone colpite da queste pratiche hanno deciso di agire legalmente, rappresentate dall’avvocato Saschia Soli, e si sono costituite parte civile nel processo, cercando giustizia per le ingiustizie subite a causa di queste pratiche predatorie.