In Umbria, il settore edile conta solo 82 donne registrate presso la cassa edile, con una netta maggioranza in provincia di Perugia (70) rispetto a Terni (12), e la maggior parte di esse opera nel campo del restauro. Questa cifra, seppur modesta rispetto al totale di circa 17.000 addetti del settore, potrebbe aumentare significativamente attraverso un dialogo aperto tra le imprese, le istituzioni e il territorio. Questa è la convinzione espressa dalla Fillea Cgil, il sindacato che rappresenta i lavoratori e le lavoratrici dell’edilizia, che in collaborazione con l’associazione Nuove Rigenerazioni Umbria, ha lanciato il 4 marzo l’iniziativa “Costruire al femminile. Un mondo da scoprire”. L’evento ha visto la partecipazione di esperti del settore, accademici e rappresentanti sindacali, per discutere di questo argomento cruciale ma ancora troppo poco esplorato.
Elisabetta Masciarri, alla guida della Fillea Cgil dell’Umbria, ha messo in luce l’urgenza di affrontare questa tematica: “Con questa iniziativa vogliamo innescare un dialogo costruttivo su un argomento tanto cruciale quanto trascurato. I cantieri, spinti dall’iniziativa del Super bonus 110, dal PNRR e dalla ricostruzione post-terremoto, hanno riportato vitalità nelle nostre aree, diventando un pilastro della ripresa economica. Ci interroghiamo su quale parte di questa ripresa coinvolga le donne e migliori la loro occupazione”. Masciarri continua, evidenziando un panorama dominato dalla presenza maschile: “La visione quotidiana dei cantieri restituisce un’immagine maschile di questa attività; ad esempio, è pressoché impossibile vedere donne impegnate nei lavori di muratura, o in altre specializzazioni artigianali del settore. Si potrebbe pensare che ciò sia dovuto a barriere biologiche, ma uno sguardo al contesto internazionale ci mostra una realtà diversa”.
Giulia Bartoli, segretaria nazionale della Fillea Cgil, ha sottolineato come l’Italia sia fanalino di coda a livello globale per la presenza femminile nell’edilizia, con meno dell’8% del totale degli occupati, ben al di sotto della media europea del 12%, come rivelano i dati dell’Ocse del 2022. “Incoraggiare l’ingresso delle donne in questo settore e valorizzare la loro sensibilità rappresenterebbe un beneficio per tutti”, ha affermato Bartoli, aggiungendo che “è fondamentale qualificare il settore in termini di sostenibilità e sicurezza, ma anche migliorare la conciliazione tra vita e lavoro, valorizzando e non penalizzando le differenze di genere. Questo passa necessariamente per la formazione e un cambio di mentalità culturale. Tra i giovani notiamo una sensibilità diversa, che va colta e valorizzata, soprattutto perché il settore dell’edilizia è in rapida evoluzione e in questo processo di cambiamento le donne possono davvero fare la differenza”.