Una disputa tra vicini in Umbria, sfociata in una violenta lite caratterizzata da insulti e aggressioni fisiche, ha portato al ritiro delle licenze di caccia e al divieto di detenere armi e munizioni per due coniugi coinvolti. Il provvedimento è stato adottato in seguito alla presentazione di una denuncia da parte di un’altra coppia, che ha accusato i coniugi di lesioni personali, violenza privata e minaccia aggravata. L’incidente si è verificato lungo una strada vicinale che conduce alle abitazioni delle due famiglie, espressione di una rivalità protrattasi nel tempo.
I coniugi hanno fatto appello al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria, chiedendo l’annullamento del provvedimento, sostenendo l’infondatezza delle accuse e evidenziando di aver presentato a loro volta una querela per gravi lesioni personali, violenza privata, minaccia e danneggiamenti. Tuttavia, i giudici amministrativi hanno confermato il provvedimento, sottolineando che la persistente e accesa conflittualità tra le due famiglie, che ha portato a reciproche denunce, è incompatibile con la sicurezza necessaria per la detenzione di armi. La giurisprudenza richiede che i detentori di armi siano persone al di sopra di ogni sospetto o indizio negativo, cosa che non si applica in questo caso di evidente discordia e tensione.