L’economia umbra mostra segnali contrastanti: da una parte la crescita resta inferiore alla media nazionale, dall’altra il mercato del lavoro e gli investimenti confermano elementi di tenuta. È quanto emerge dall’analisi diffusa da Cna Umbria e basata su dati di Istat, Banca d’Italia, Prometeia e Regione Umbria. Il quadro delineato dal direttore regionale dell’associazione Roberto Giannangeli è quello di “un’Umbria che resiste”, ma che cresce meno rispetto al resto del Paese.
Pil e consumi, crescita sotto la media italiana
Lo studio relativo al primo semestre restituisce una situazione economica caratterizzata da diverse criticità. Le previsioni indicano per il 2025 una crescita del Pil regionale dello 0,3%, il valore più basso del ciclo analizzato.
Per il 2026 è previsto un recupero allo 0,5%, ma la dinamica rimane comunque inferiore rispetto a quella nazionale.
Un andamento simile riguarda i consumi delle famiglie, che risultano sostanzialmente fermi da circa tre anni. Tra il 2021 e il 2026, la spesa delle famiglie umbre accumula un ritardo superiore ai tre punti percentuali rispetto alla media italiana.
Secondo l’analisi, a incidere sul quadro economico sono diversi fattori: salari inferiori rispetto alla media nazionale, bassa redditività delle imprese e una pressione fiscale locale aumentata anche per effetto delle addizionali Irpef e delle tariffe sui rifiuti.
Il lavoro resta il principale elemento di forza
A fronte delle difficoltà economiche, il mercato del lavoro rappresenta uno degli elementi più positivi del quadro regionale. Nei primi tre mesi del 2026, gli occupati in Umbria hanno raggiunto quota 385.927 unità, con un aumento di oltre 37mila posti di lavoro rispetto al 2021.
La crescita occupazionale ha interessato soprattutto il settore agricolo e i servizi. L’unico comparto con andamento negativo indicato dallo studio è quello delle costruzioni.
Investimenti in ripresa
Anche sul fronte degli investimenti emergono segnali favorevoli. Dopo la flessione registrata nel 2024, nel 2025 gli investimenti hanno ripreso slancio con una crescita del 4,3%, superiore alla media nazionale. Nel periodo complessivo di cinque anni l’aumento supera il 25%.
Un altro elemento considerato nello studio riguarda l’inflazione: nei primi sette mesi dell’anno si è attestata all’1,3% in Umbria, contro il 2,3% italiano.
Imprese in calo, soffrono commercio e artigianato
Il tessuto imprenditoriale regionale presenta invece segnali di difficoltà. Il numero delle attività economiche attive è diminuito del 4,2% rispetto al 2021, con una contrazione accelerata nel secondo trimestre del 2026. Le maggiori difficoltà riguardano: commercio; manifattura; comparto artigiano.
Le imprese artigiane attive sono scese sotto quota 19mila unità. Secondo Cna, tuttavia, il calo dell’artigianato non rappresenterebbe necessariamente un elemento negativo, considerando l’aumento parallelo dell’occupazione, che potrebbe indicare un processo di aggregazione e crescita dimensionale delle aziende rimaste operative.
Credito più difficile per le microimprese
Uno dei principali elementi di preoccupazione riguarda l’accesso al credito. Secondo l’analisi, i prestiti complessivi alle imprese umbre sono diminuiti, con una differenza significativa tra aziende di dimensioni diverse.
Mentre le medie e grandi imprese continuano ad avere accesso ai finanziamenti, le microimprese hanno subito una riduzione del credito vicino al 30% rispetto al 2021.
Roberto Giannangeli ha evidenziato il problema dei consumi e del credito per le piccole attività.
Secondo il direttore regionale Cna, dal 2020 a oggi i consumi in Italia sono cresciuti di oltre 10 punti, mentre in Umbria l’aumento si è fermato al 6,7%.
Turismo ed export, segnali differenti
Il settore turistico mantiene un andamento positivo. Nei primi sei mesi dell’anno l’Umbria ha raggiunto 3,5 milioni di presenze, superando i livelli precedenti alla pandemia.
La crescita è stata sostenuta soprattutto dalla domanda interna, mentre il turismo internazionale ha registrato una battuta d’arresto durante l’estate anche per effetto del costo dei voli e delle difficoltà nei collegamenti.
Sul fronte dell’export, invece, le vendite all’estero sono cresciute dello 0,6%, sostenute principalmente dai comparti dei mezzi di trasporto e della moda.
La proposta di Cna: nuove politiche industriali
Di fronte al quadro emerso, Cna Umbria chiede nuove politiche economiche e industriali. Giannangeli ha sottolineato la necessità di interventi regionali e di riforme considerate prioritarie.
Tra le proposte viene rilanciata anche l’idea di un’alleanza strutturale tra Umbria, Lazio, Toscana, Marche e Abruzzo, con l’obiettivo di affrontare insieme le trasformazioni economiche.
Cisl: confronto su tasse e servizi
Sul tema della pressione fiscale è intervenuta anche la Cisl Umbria. Il segretario generale Angelo Manzotti ha chiesto alle istituzioni un confronto prima di eventuali decisioni sulle addizionali regionali, esprimendo contrarietà a una loro possibile proroga.
Secondo la Cisl, la contrattazione sociale deve essere uno strumento per affrontare le trasformazioni demografiche, ambientali e digitali, sostenendo servizi essenziali, welfare aziendale e politiche abitative.
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