In Umbria si registrano in media due reati ambientali al giorno. È il dato che emerge dal rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, che nel 2025 ha censito nella regione 717 reati ambientali e 728 persone denunciate, collocando l’Umbria al 17° posto della classifica nazionale. La provincia di Perugia, 21esima in graduatoria, conta 441 reati, 425 denunciati e 55 sequestri, mentre quella di Terni si posiziona al 58esimo posto.
Nel quadro regionale pesa soprattutto il ciclo dei rifiuti, seguito dal ciclo del cemento, dai reati contro gli animali e da quelli contro il patrimonio culturale. L’andamento umbro è in linea con quello nazionale, dove la gestione illecita dei rifiuti torna a guidare la classifica delle filiere criminali con 10.914 reati.
I numeri nazionali: calano i reati, aumentano gli illeciti amministrativi
Dopo due anni di crescita, nel 2025 in Italia diminuiscono i reati ambientali: ne sono stati accertati 35.735, il 12 per cento in meno rispetto al 2024, a fronte di 1.460.611 controlli (+0,4 per cento). Crescono invece gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895 (+11,4 per cento). Le violazioni totali accertate da forze dell’ordine e Capitanerie di porto salgono a 113.630, pari a una media di 13 ogni ora.
Alle spalle dei rifiuti si collocano il ciclo del cemento, con 8.034 reati (-41 per cento), e i reati contro gli animali, che sono 6.930 (-4 per cento) e vanno dal bracconaggio alla pesca illegale. I reati contro il patrimonio culturale sono 2.276 (-23 per cento), ma salgono a 34 gli arresti per traffici di opere d’arte e reperti archeologici, contro i 2 del 2024.
Incendi e agroalimentare in crescita
Aumentano gli incendi agli impianti di gestione dei rifiuti, che sono 76 (+24,7 per cento). Salgono anche i reati legati agli incendi boschivi e di vegetazione, pari a 3.586 (+10,7 per cento), con oltre 90mila ettari andati in fumo. Cresce inoltre l’illegalità nell’agroalimentare, con 67.677 tra reati e illeciti amministrativi (+46 per cento).
Il business delle ecomafie sale a 11,5 miliardi
Il business illegale delle ecomafie raggiunge gli 11,5 miliardi di euro, 2,2 miliardi in più rispetto al 2024, con 393 clan censiti dal 1995. Campania, Sicilia, Puglia e Calabria sono le regioni con il maggior numero di illeciti ambientali. Tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026 sono state censite 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale.
Le dieci proposte di Legambiente al Governo
Per contrastare le illegalità e rafforzare norme e controlli, Legambiente rivolge dieci proposte al Governo. La prima richiesta riguarda il completamento del recepimento nel Codice penale dei quattro delitti previsti dalla direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente e non inseriti nel decreto legislativo del 21 aprile 2026:
- uccisione e commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette;
- saccheggio delle acque;
- commercializzazione di prodotti derivati dalla deforestazione;
- produzione e commercio illegale di F-gas, oggi punito solo come contravvenzione.
L’associazione chiede inoltre di estendere ai fitofarmaci illegali il delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti e di approvare un Piano nazionale di lotta all’abusivismo, con risorse per gli abbattimenti da destinare non solo ai Comuni ma anche all’autorità giudiziaria e alle Prefetture.
Tra le altre richieste figurano l’approvazione dei decreti attuativi della legge 132/2016 sul Sistema nazionale di protezione ambientale, la revisione del subappalto “a cascata” e la reintroduzione del delitto di abuso d’ufficio per contrastare l’illegalità negli appalti pubblici. Legambiente propone infine di estendere le pene dell’incendio boschivo a qualunque incendio di vegetazione, aggravando la fattispecie colposa.
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