La Fondazione Gimbe ha presentato alla Camera il proprio rapporto sul servizio sanitario nazionale, con un focus sull’Umbria. Secondo i dati, 104mila umbri hanno rinunciato a una o più prestazioni sanitarie perché non potevano permettersele. Si tratta del 12,2 per cento dei residenti nel 2024, contro una media nazionale del 9,9 per cento, e rientrano nella categoria della “povertà sanitaria”. Il quadro regionale comprende anche indicatori favorevoli, come la speranza di vita e il personale sanitario, che però non bastano a compensare le criticità emerse.
Povertà sanitaria: il dato che preoccupa
Il capitolo più critico riguarda i cittadini che dichiarano di non essersi curati per ragioni economiche. La fondazione ha rilevato che nel 2024 il 12,2 per cento dei residenti umbri si trova in questa condizione, con un divario di oltre due punti rispetto alla media italiana. Rapportando la percentuale emersa dal sondaggio alla popolazione residente, il risultato è di 104mila persone che avrebbero scelto di fare a meno di una o più prestazioni per motivi di costo.
Chi riesce a curarsi, spesso decide di farlo fuori regione. Sul fronte della mobilità sanitaria, il rapporto segnala per il 2023 un saldo negativo di 55,8 milioni di euro. Il passivo risulta in crescita di 19,1 milioni rispetto al 2022.
Aspettativa di vita sopra la media nazionale
Tra i dati positivi figura la speranza di vita alla nascita, pari a 84,1 anni in Umbria contro gli 83,7 della media nazionale, secondo la rilevazione riferita al 2025. Il numero va comunque letto con attenzione, perché porta con sé il tema dell’invecchiamento della popolazione, da tempo al centro del dibattito regionale. Un’aspettativa di vita elevata, sottolinea il rapporto Gimbe, corrisponde a un sistema sociale e sanitario capace di “tenere”.
L’aumento della longevità comporta una domanda crescente di servizi adeguati. Lo sanno bene a Palazzo Donini, dove da mesi gli uffici lavorano alla stesura del nuovo piano sociosanitario regionale. Ampi capitoli del documento dovranno essere dedicati alle patologie croniche, in particolare a quelle che riguardano le fasce di età più avanzate.
Più medici e infermieri della media italiana
Sul versante del personale sanitario, nel 2024 Gimbe ha censito in Umbria 14,2 dipendenti ogni mille abitanti, a fronte di una media nazionale ferma a 12,1. Il dato si inserisce nel confronto con le polemiche sulla carenza di personale.
Le differenze con il resto del Paese emergono anche nel dettaglio delle singole figure professionali:
- medici dipendenti: 2,33 ogni mille abitanti, contro 1,84 della media italiana;
- infermieri: 5,86 ogni mille umbri, contro 4,75 ogni mille italiani.
Si tratta di un indicatore che da solo non basta a descrivere la situazione, perché va incrociato con le caratteristiche dei territori di riferimento e con la distribuzione dei servizi.
Cosa emerge dal rapporto
Il documento della fondazione mette in fila una serie di numeri per descrivere lo stato del servizio sanitario nazionale e le sue ricadute a livello regionale. Per l’Umbria il rapporto restituisce un quadro con luci e ombre: da un lato longevità e dotazione di medici e infermieri superiori al dato italiano, dall’altro una quota di cittadini che rinuncia alle cure per ragioni economiche più alta della media del Paese e un saldo di mobilità passivo e in aumento.
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