Il tema del precariato nel cratere sismico è stato al centro della tavola rotonda “Le mani che ricostruiscono meritano un futuro certo”, organizzata da Cisl Umbria e Cisl Fp Umbria all’Auditorium Santa Chiara di Cascia. Alla presenza di amministratori di Umbria, Abruzzo, Lazio e Marche, le quattro regioni colpite dal sisma del 2016, il sindacato ha chiesto la stabilizzazione delle figure tecniche impiegate con contratti precari in Comuni, province e uffici speciali per la ricostruzione. L’obiettivo è garantire continuità ai lavori, evitare la dispersione di professionalità già formate e dare certezze a chi lavora.
Le richieste della Cisl e gli emendamenti non approvati
Punto di partenza dell’incontro sono stati gli emendamenti presentati dalla Cisl al decreto pubblica amministrazione, poi confluito nel Decreto Omnibus. Le proposte miravano a estendere la stabilizzazione dei precari a tutti i comuni del cratere sisma e a prevedere una copertura economica statale dedicata all’assunzione a tempo indeterminato negli enti locali terremotati.
Il segretario nazionale Cisl Fp Diego Truffa ha spiegato che le modifiche non sono passate, ma che la battaglia proseguirà: “Non sono passati, ma noi continueremo la battaglia. Nelle terre ferite dal terremoto, la ricostruzione passa anche dalla stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari”. Truffa ha aggiunto: “Perché dare certezze alle persone significa dare futuro ai territori”. I lavori sono stati chiusi proprio da Truffa.
Il segretario Cisl Fp Umbria Marcello Romeggini ha richiamato l’esempio delle case di comunità: “Sono arrivati i soldi per realizzarle, ma non quelli per il personale che deve renderle pienamente operative. Nella ricostruzione stiamo correndo lo stesso rischio”. Romeggini ha detto di confidare che le proposte vengano considerate nel decreto Milleproroghe e ha precisato: “I lavoratori non chiedono vantaggi, ma soltanto un contratto, che possa garantire loro un futuro”. Il quadro è reso più urgente dai numeri: oltre il 66 per cento degli interventi è ancora in fase di pre-cantiere.
I saluti istituzionali e il ruolo del Governo
L’incontro si è aperto con i saluti della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, del consigliere regionale Francesco Filipponi, del senatore Walter Verini e del sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco. Prisco ha ricordato il lavoro della struttura commissariale: “C’è necessità che quanto fatto sin qui non vada disperso, soprattutto in questa fase delicata nella quale accanto alla ricostruzione fisica è in atto anche quella sociale”.
Proietti ha dichiarato: “In Umbria la ricostruzione sta viaggiando spedita anche grazie agli uomini e alle donne che hanno messo la loro esperienza al servizio della rinascita del territorio”. La presidente ha aggiunto: “Bisogna fare in modo che questi professionisti restino a disposizione della Regione, perché sono il tassello fondamentale di questo mosaico”. Filipponi ha sottolineato che “servono impegni chiari e risorse certe” per sostenere lo sviluppo dell’Appennino centrale, contrastare lo spopolamento e garantire servizi di qualità.
In collegamento è intervenuto il commissario alla ricostruzione Guido Castelli, che ha tracciato il bilancio dei lavori ricordando come dietro ogni cantiere ci sia il lavoro delle persone. Sulla richiesta di stabilizzazione ha affermato: “noi lavoreremo per mettere i comuni in condizione di non disperdere queste professionalità importanti”. Castelli ha richiamato anche il ruolo dei finanziamenti Next Appennino per il rilancio economico e, sul fronte della legalità, ha detto: “Non possiamo permetterci che la ricostruzione porti come effetto collaterale le infiltrazioni mafiose”.
Le esperienze delle regioni e dei territori
Nel primo panel i segretari Cisl Fp di Lazio (Giancarlo Cosentino), Abruzzo (Vincenzo Mennucci) e Marche (Alessandro Moretti) hanno illustrato la situazione degli stabilizzati nei rispettivi territori. Mennucci ha spiegato che in Abruzzo l’esperienza del sisma del 2009 è stata messa a disposizione della ricostruzione del 2016: “Per questo motivo da noi si è andati più spediti che altrove: avevamo già le competenze e le professionalità pronte”.
Il segretario generale Cisl Umbria Angelo Manzotti ha affermato: “Noi abbiamo perso cinque anni in passerelle”. Ha attribuito l’avvio dei lavori ai commissari Giovanni Legnini e Guido Castelli e ha chiesto “un patto territoriale per valorizzare le aree interne”, con il passaggio da una sanità “ospedale-centrica” a una più vicina ai territori. Manzotti ha inoltre indicato la necessità di un turnover in vista delle numerose uscite per pensione previste tra quattro-cinque anni.
Il secondo panel ha riguardato lo stato di attuazione della ricostruzione, con gli interventi di Emanuele Petrini (Filca Cisl Umbria), del sindaco di Cascia Mario De Carolis, di Pierluigi Persichini (Cisl Fp Marche), di Giovanni Fusco (Fp Cisl Roma Capitale Rieti) e di Lucia Cristofaro, Rsu Fp Cisl del Comune di Cascia. Petrini ha ricordato il ruolo del settore edile, tra sicurezza e regole certe, e ha affermato che ricostruire significa “anche formare persone sulle specificità e le esigenze dei territori”. Cristofaro, lavoratrice precaria, ha dichiarato: “Le risorse umane ci sono, servono quelle finanziarie”.
Le prospettive a dieci anni dal sisma
Nel terzo panel Gianluca Fagotti, della direzione regionale Governo del territorio della Regione Umbria, ha ricordato che la ricostruzione reale è partita solo nel 2021 e che diversi lavoratori sono stati stabilizzati grazie al Dl 144 del 2023, con altre stabilizzazioni in arrivo. Ha precisato: “La ricostruzione non terminerà nel 2030 e nemmeno nel 2031”. Ha citato inoltre le case di comunità aperte a Cascia e Norcia come presidi sul territorio.
Il sindaco di Preci e presidente del BIM Bacino Imbrifero e Montano Nera e Velino, Massimo Messi, ha puntato l’attenzione sui ritardi: “Sapete cosa vuol dire vivere dieci anni nelle casette?”. Sulla stabilizzazione ha avvertito: “Se non si interviene, queste professionalità al primo concorso vanno via”.
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