Figlio Stefania Terrosi uccisa dal compagno: “Chiedete aiuto contro ogni forma di violenza”

Dopo il femminicidio della madre Stefania Terrosi a Po’ Bandino, il 32enne invita a non sottovalutare la violenza psicologica e a rompere il silenzio

Nel giorno dell’8 marzo, Andrea Caiella, 32 anni, ha lanciato un appello contro la violenza di genere, invitando chi vive situazioni di abuso a chiedere aiuto e a non restare in silenzio. Il suo messaggio arriva da una vicenda personale segnata da una tragedia: nel novembre 2025 a Po’ Bandino, frazione di Città della Pieve, sua madre Stefania Terrosi è stata uccisa a colpi di pistola dal compagno, che poi si è tolto la vita. Il caso è stato uno dei femminicidi che hanno colpito l’Umbria lo scorso anno. Seduto accanto alla compagna Krisalda, mentre nella stanza accanto dorme il loro bambino di un anno e mezzo, Caiella ha deciso di condividere la sua testimonianza attraverso l’ANSA.

Il suo intervento parte da una riflessione sulle diverse forme che la violenza può assumere, spesso meno visibili ma altrettanto pericolose. “La violenza non è solo quella fisica”, spiega. “Spesso pensiamo a quella fisica, che è la più conosciuta, ma esistono anche la violenza psicologica e quella verbale, che si nascondono sotto tante sfaccettature”.

Ripensando alla vicenda della madre, Caiella sottolinea come alcune dinamiche possano rimanere a lungo invisibili anche a chi è vicino alla vittima. “Non abbiamo mai avuto segnali di violenza fisica”, racconta, spiegando che comportamenti come controlli costanti o atteggiamenti di possesso possono essere interpretati erroneamente come gesti di affetto. “Un controllo in più, un divieto, un’attenzione eccessiva a volte vengono scambiate per gesti d’amore, invece sono forme di possesso che possono isolare una persona e allontanarla anche dalla famiglia”, afferma.

Proprio per questo il suo messaggio si rivolge a chiunque possa trovarsi in situazioni simili, invitando a non affrontarle da soli. “L’appello che vorrei fare è di chiedere aiuto, non solo alle donne, ma a tutte le persone che ne sentono il bisogno”, dice. Il supporto può arrivare da più fonti: “dalle forze dell’ordine, dagli enti specializzati, ma anche da un amico o da una persona fidata”.

Caiella richiama inoltre l’attenzione sul ruolo di chi sta vicino a possibili vittime di violenza. Secondo lui è fondamentale non restare indifferenti di fronte a segnali di disagio o situazioni sospette. “Non bisogna avere paura di parlare e di avvicinarsi a chi potrebbe vivere una situazione di violenza o di pericolo”, sottolinea.

Nel suo racconto, nonostante il dolore per la perdita della madre, non emergono parole di rabbia. Parlando dell’uomo che ha compiuto il gesto, Caiella esprime piuttosto una riflessione legata alla necessità di riconoscere e affrontare situazioni di disagio. “Penso che fosse una persona malata e che forse avesse bisogno di aiuto”, afferma.

La giornata dell’8 marzo, dedicata ai diritti delle donne, per lui resta inevitabilmente legata al ricordo della madre. “Penso spesso a come l’avrebbe passato, se sarebbe uscita a mangiare una pizza con noi o con le amiche”, racconta. Nel guardare al futuro, e soprattutto alla crescita del figlio, Caiella spiega quale valore desidera trasmettergli. “Il rispetto verso le altre persone”, dice, sottolineando l’importanza dell’educazione ai rapporti sani e alla responsabilità.

Nel suo messaggio finale emerge anche l’idea di guardare avanti nonostante le difficoltà. “E l’idea che si può sempre andare avanti, la vita non finisce se finisce una relazione o se si ricevono delle porte in faccia”, conclude, ribadendo l’importanza di affrontare le crisi senza ricorrere alla violenza.

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