Sequestra e violenta studentessa mongola, aggressore chiede rito abbreviato

Il processo per il 46enne afghano si apre con il rito abbreviato, e l'imputato esprime il suo pentimento per le violenze commesse, mentre la vittima ha registrato le prove con il cellulare.

Tribunale Perugia

Il Tribunale di Perugia ha avviato il processo nei confronti di un 46enne afghano, accusato di sequestro di persona, violenza sessuale e lesioni nei confronti di una studentessa della Mongolia. L’imputato, che lavorava come aiuto cuoco in un ristorante del centro storico, ha scelto di avvalersi del rito abbreviato, che gli consente uno sconto di pena. Il processo è stato rinviato al 28 aprile 2026 per la discussione finale.

Durante l’udienza, il difensore dell’imputato, l’avvocato Francesco Mattiangeli, ha riferito che il suo assistito si è pentito per l’accaduto e ha voluto esprimere il suo rammarico tramite una lettera di scuse. Nella lettera, l’uomo ha attribuito il gesto a un eccessivo consumo di alcol e ha dichiarato che tali comportamenti non riflettono la sua personalità. Da più di 15 anni in Italia, l’imputato ha lavorato regolarmente e mantenuto la sua famiglia in Afghanistan.

I fatti contestati si sono verificati tra il 13 e il 14 luglio 2023, quando la vittima, una studentessa di 22 anni, è stata sequestrata e stuprata dall’uomo. La giovane è riuscita a registrare alcune fasi dell’aggressione con il suo cellulare, documentando chiaramente che gli atti sessuali erano non consenzienti. La ragazza, sconvolta e barricata in casa per quattro giorni, ha deciso di denunciare l’accaduto alla polizia di Stato, supportata dalla madre, che nel frattempo era arrivata a Perugia.

Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Perugia, hanno portato alla raccolta di prove decisive, tra cui la registrazione audio e video effettuata dalla vittima, che ha fornito una testimonianza fondamentale. Inoltre, le forze dell’ordine hanno perquisito il locale dove si era consumata la violenza, trovando documenti riconducibili all’imputato e raccogliendo tracce biologiche sulla maglia della giovane. Il test del DNA ha confermato che le tracce appartenevano all’aggressore.

Secondo quanto raccontato dalla giovane, l’uomo l’aveva convinta ad entrare nel suo locale, sotto la scusa di farle visitare un cantiere in cui aveva intenzione di aprire un ristorante. La vittima, che aveva richiesto di andarsene, si è trovata bloccata in una stanza quando l’uomo ha chiuso la porta a chiave, dando inizio a un’incubo che è durato tutta la notte.

A seguito dell’arresto del 46enne, la studentessa ha deciso di tornare in Mongolia con la madre. Non si è costituita parte civile nel processo, dopo aver partecipato all’incidente probatorio.

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