Comuni montani, l’Umbria critica la riforma dei criteri

L’assessora regionale Simona Meloni interviene in Conferenza delle Regioni sulle modifiche proposte dal ministro Calderoli

Assessore Simona Meloni

La proposta di riforma dei criteri per la definizione dei comuni montani, avanzata dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, apre un confronto politico di livello nazionale e solleva forti preoccupazioni in diverse Regioni. A esprimere una posizione critica è l’assessora regionale dell’Umbria, Simona Meloni, intervenuta a margine della riunione odierna della Conferenza delle Regioni, convocata proprio per discutere le modifiche alla normativa. Secondo l’assessora, la questione riguarda l’intero Paese e potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’equilibrio territoriale e istituzionale.

«La proposta di riforma dei criteri per la definizione dei comuni montani rischia di colpire duramente l’Umbria e, più in generale, di aprire una frattura profonda nel Paese. È una questione politica nazionale, non una partita che riguarda solo alcune Regioni», afferma Meloni, richiamando l’attenzione sugli effetti sistemici del provvedimento. Nel corso della riunione, spiega l’assessora, la maggior parte delle Regioni ha manifestato forti perplessità rispetto all’impianto della riforma e ai parametri proposti per il riconoscimento dello status di comune montano.

Per quanto riguarda l’Umbria, l’impatto della riforma viene definito particolarmente significativo. «Passeremmo da 69 a 32 comuni riconosciuti come montani», sottolinea Meloni, evidenziando una riduzione che, a suo giudizio, non riflette la reale conformazione territoriale della regione. Secondo l’assessora, i nuovi criteri non terrebbero adeguatamente conto di elementi come la fragilità infrastrutturale, le caratteristiche geomorfologiche e il ruolo svolto dalle aree montane e collinari nel contesto regionale.

Nel suo intervento, Meloni mette in guardia anche dal rischio di una distinzione netta tra diverse aree del Paese. «Si arriverebbe a spaccare l’Italia in due», afferma, facendo riferimento a una possibile separazione tra Alpi e Appennini nella definizione delle politiche per i territori montani. Una distinzione che, secondo l’assessora, trascurerebbe il valore della dorsale appenninica, definita come «il cuore geografico, storico e identitario del Paese».

Le aree montane e interne vengono descritte come presìdi fondamentali di coesione territoriale, con un ruolo centrale in settori quali agricoltura, zootecnia, tutela ambientale e contrasto allo spopolamento. In questo quadro, la riforma proposta rischierebbe, secondo Meloni, di indebolire territori già esposti a criticità strutturali. «Indebolire questi territori significa accelerare l’abbandono, svuotare le comunità, mettere in crisi servizi essenziali e filiere produttive», aggiunge l’assessora, collegando il tema dei comuni montani a quello più ampio della sostenibilità demografica ed economica delle aree interne.

Il riferimento ai piccoli comuni assume un peso particolare nel dibattito. Meloni ricorda infatti che oltre il 70 per cento dei comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti, un dato che rende centrale il tema delle politiche di sostegno e riconoscimento per le realtà locali più fragili. In questo contesto, la ridefinizione dei criteri per i comuni montani viene vista come un passaggio delicato, con potenziali ricadute su finanziamenti, servizi e programmazione territoriale.

Alla luce delle criticità emerse, l’Umbria e numerose altre Regioni hanno avanzato una richiesta formale alla Conferenza delle Regioni. L’obiettivo è sollecitare il Governo ad avviare una revisione complessiva dei criteri proposti. «Abbiamo chiesto al presidente della Conferenza di attivarsi con il Ministero», spiega Meloni, indicando la necessità di un confronto istituzionale più approfondito prima di procedere con modifiche che potrebbero ridisegnare in modo significativo la mappa dei comuni montani in Italia.

Secondo l’assessora regionale, la riforma dovrebbe fondarsi su equilibrio e ascolto dei territori, tenendo conto delle specificità locali e delle esigenze delle comunità interessate. «Serve una riforma che rafforzi, non che indebolisca, le aree montane e interne del Paese», conclude Meloni, sintetizzando la posizione dell’Umbria all’interno di un dibattito che resta aperto e destinato a proseguire nei prossimi passaggi istituzionali.

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