Duecento pale eoliche in Umbria, la Regione definisce le aree vietate

Boom di progetti, ma l’Umbria fissa paletti precisi: approvazione del ddl attesa entro settembre

Eolico

Con oltre 200 aerogeneratori proposti in poco più di un anno, l’Umbria si trova al centro di una corsa all’energia eolica che impone nuove regole. La Regione ha tracciato una mappa delle aree non idonee, stabilendo vincoli per tutelare il territorio e il paesaggio. L’obiettivo: favorire una transizione energetica sostenibile, senza compromettere l’identità ambientale del cuore verde d’Italia.

Nel novembre 2024, i progetti presentati erano 104. Ora, secondo l’assessorato regionale all’Ambiente guidato da Thomas De Luca, sono raddoppiati. Alcuni impianti risultano sovrapposti, interessando le stesse zone. A rendere più urgente l’intervento normativo è anche l’assenza di segnali dal Governo centrale: i 60 giorni concessi dal TAR del Lazio per la correzione del decreto attuativo sono scaduti senza riscontri.

Il ddl regionale sulle aree idonee, in arrivo in Consiglio a settembre, punta a disciplinare un settore in crescita vertiginosa, garantendo trasparenza ed efficienza. Il testo – denominato “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro” – stabilisce criteri vincolanti come la producibilità minima annua di 2.300 ore, oltre a limitazioni per l’impatto visivo nelle aree turistiche e nei pressi di beni culturali.

I grandi impianti eolici, quelli superiori ai 30 megawatt, restano di competenza ministeriale, mentre per quelli di dimensioni inferiori la valutazione è affidata alla Regione. Tuttavia, tutti i progetti devono ottenere la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che, in caso di esito positivo, consente anche l’esproprio dei terreni interessati, in quanto gli impianti eolici sono riconosciuti come “opere di interesse strategico nazionale”.

Tra i progetti più discussi, quello del parco eolico “Energia Valnerina”, che interessa i territori di Spoleto, Vallo di Nera, Sant’Anatolia di Narco e Ferentillo. Le pale previste, alte oltre 200 metri, dovrebbero sorgere tra Monte Galenne e Monte Pianciano, accompagnate da una nuova viabilità lunga circa 4 chilometri. La Regione e i Comuni coinvolti hanno già manifestato la propria contrarietà, giudicando l’area “non idonea”.

Sull’Appennino umbro si concentrano le maggiori preoccupazioni: qui si contano 95 aerogeneratori su un totale di 123 previsti nell’intera dorsale. Le altezze variano dai 180 ai 236 metri, rendendo ancora più urgente una regolamentazione che protegga il paesaggio.

Il ddl in esame prevede un approccio duale: incentivare gli investimenti nelle zone adatte, velocizzando l’iter autorizzativo, e allo stesso tempo scoraggiare interventi in aree protette o sensibili, che rischierebbero di non superare il vaglio normativo. “Installare pale eoliche in aree vietate comporterà un rischio di bocciatura quasi certo”, ha spiegato l’assessore De Luca.

Nonostante l’accelerazione degli ultimi anni, l’Umbria vanta già un’esperienza nel settore: le prime pale vennero installate oltre vent’anni fa a Fossato di Vico (due da 750 kW), Annifo di Foligno (due da 200 kW) e successivamente nel comune di Gubbio (impianti da 900 e 999 kW). Tuttavia, il salto di scala degli ultimi anni impone nuove riflessioni.

Intanto, Regione e Comuni hanno avviato un ciclo di incontri con la cittadinanza, con particolare attenzione ai territori dell’Appennino, dove si registra la maggiore concentrazione di progetti. Alcuni sindaci, come quello di Serravalle, hanno già espresso posizione contraria all’installazione delle pale sugli altopiani, in sintonia con altre amministrazioni locali.

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