Sono trascorsi undici anni da quando la Squadra Mobile di Perugia ha incastrato la banda di razziatori responsabile di una serie di furti e rapine nella regione, ma il procedimento giudiziario è ancora in sospeso. Nonostante il lavoro investigativo che ha portato al sequestro di sedicimila litri di gasolio rubati, il furto di 41 autovetture e il saccheggio di bar e tabaccherie, la sentenza di primo grado non è stata ancora emessa.
I diciannove imputati, tutti di nazionalità rumena e albanese, sono accusati di una lunga lista di crimini, tra cui furto di veicoli, attrezzature, elettronica di consumo e gasolio.
Secondo quanto sostenuto dalla Procura di Perugia, la banda era guidata da un giovane ma influente capo, all’epoca 25enne, considerato una sorta di impresario criminale. Si dice che organizzasse i colpi, assegnando incarichi specifici in base alle capacità dei suoi uomini e poi riciclasse il denaro proveniente dai furti per l’acquisto di droga da rivendere sul territorio e per gestire un giro di prostituzione.
I furti documentati nel periodo aprile-agosto 2013 sono stati numerosi e diffusi su diversi territori: 32 a Perugia e dintorni e 11 in Toscana, coinvolgendo abitazioni private, esercizi commerciali e concessionarie auto. Sebbene siano stati effettuati diversi sequestri e recuperi di refurtiva, tra cui televisori, sigarette, attrezzi e altro, il processo si è protratto nel tempo, anche a causa di complicazioni procedurali.
L’udienza odierna, inizialmente prevista per la discussione del caso, è stata rinviata a causa della partecipazione degli avvocati allo sciopero proclamato dalla Camera penale a livello nazionale.