Qualità dell’aria, l’Umbria boccia il decreto: scontro sui fondi statali

La Regione Umbria vota contro il provvedimento insieme alle altre Regioni. L'assessore Thomas De Luca contesta l'assenza di finanziamenti e di un piano nazionale per raggiungere i nuovi limiti europei sulle emissioni inquinanti.

La Regione Umbria ha espresso voto contrario, insieme a tutte le altre Regioni, al decreto sulla qualità dell’aria predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Al centro del confronto ci sono le risorse economiche e la ripartizione delle responsabilità per raggiungere i nuovi obiettivi europei di riduzione dell’inquinamento atmosferico, previsti per il 2030 e il 2050. Secondo le amministrazioni regionali, il Governo intende introdurre obblighi ambientali e sanitari più severi senza prevedere finanziamenti statali aggiuntivi né un piano nazionale capace di coordinare gli interventi nei settori maggiormente responsabili delle emissioni.

La posizione dell’Umbria è stata illustrata dall’assessore regionale all’ambiente e all’energia Thomas De Luca, che ha contestato soprattutto l’impossibilità, per le singole Regioni, di intervenire autonomamente su alcune delle principali fonti di inquinamento.

Nuovi limiti europei, il nodo delle competenze tra Stato e Regioni

Il recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria comporta un rafforzamento degli obiettivi di tutela della salute e dell’ambiente, con valori limite più stringenti e allineati agli orientamenti dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Per raggiungerli, secondo le Regioni, non sarà sufficiente intervenire attraverso gli strumenti amministrativi e legislativi attualmente disponibili a livello territoriale.

La contestazione riguarda in particolare l’articolo 16, commi 2-bis e 13-bis, che, secondo le amministrazioni regionali, non riconoscerebbe adeguatamente la corresponsabilità dello Stato nell’attuazione delle misure di risanamento atmosferico.

“Le Regioni non possono agire da sole senza poteri sui settori chiave – dichiara l’assessore regionale all’ambiente e all’energia Thomas De Luca – le principali fonti emissive che determinano i superamenti di inquinanti complessi come Pm10, Pm2.5, biossido di azoto e ozono, ma anche nichel e metalli pesanti derivano da settori strategici a pianificazione nazionale o transfrontaliera come energia, trasporti nazionali e grandi industrie sui quali le Regioni non hanno alcuna competenza diretta. Pensiamo alle acciaierie di Terni e gli inediti investimenti messi in campo per la riduzione delle emissioni di metalli pesanti. Pretendere che una singola Regione risolva l’inquinamento da sola, senza un Piano nazionale di risanamento vincolante, è una finzione giuridica e politica inaccettabile”.

Il riferimento alle acciaierie di Terni richiama una delle principali questioni ambientali del territorio umbro, dove la riduzione delle emissioni industriali, comprese quelle di metalli pesanti, richiede interventi che coinvolgono anche competenze e decisioni di livello nazionale.

Secondo quanto riferito dalla Regione, il Ministero non avrebbe accolto le modifiche richieste dalle amministrazioni regionali. In sede tecnica era stata prospettata una riformulazione dell’articolo 16, comma 13-bis, per definire il ruolo dello Stato, ma il nuovo testo non sarebbe stato successivamente trasmesso.

Monitoraggio dell’inquinamento e nuovi obblighi senza risorse aggiuntive

L’altro punto di contrasto riguarda l’articolo 29, comma 1, e la clausola di invarianza finanziaria, che prevede l’attuazione delle disposizioni senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Le Regioni contestano questa impostazione perché il decreto introduce ulteriori attività a carico delle amministrazioni territoriali e delle Agenzie regionali per la protezione ambientale.

Tra gli interventi previsti figurano il potenziamento delle reti di monitoraggio della qualità dell’aria, la revisione della loro distribuzione sul territorio e l’utilizzo di modelli di simulazione più complessi per valutare la presenza e la diffusione degli inquinanti.

Sono inoltre contemplate misure di emergenza riguardanti il trasporto pubblico locale e controlli straordinari sugli impianti di riscaldamento alimentati a biomassa.

Attività che, secondo le Regioni, richiedono personale, strumenti tecnici e risorse economiche aggiuntive, mentre il testo del decreto stabilisce che debbano essere realizzate nell’ambito delle disponibilità finanziarie esistenti.

“Chiedere alle Regioni questi ulteriori adempimenti – prosegue l’assessore De Luca – senza mettere a disposizione un solo euro di fondi nazionali significa condannare i territori all’inadempimento e lasciare soli cittadini ed imprese”.

La richiesta avanzata dalle amministrazioni regionali riguarda quindi un cofinanziamento statale delle misure necessarie a rispettare i nuovi parametri europei, accompagnato da una strategia nazionale che individui gli interventi nei diversi settori produttivi e nei trasporti.

Il rischio di sanzioni europee e le responsabilità degli enti locali

Un ulteriore elemento sollevato dall’Umbria riguarda le conseguenze del mancato rispetto dei limiti di concentrazione degli inquinanti.

La Regione teme che, senza un adeguato coinvolgimento dello Stato, le responsabilità per gli eventuali superamenti possano ricadere principalmente su presidenti di Regione e sindaci, pur in presenza di fonti emissive sulle quali gli enti territoriali non dispongono di poteri diretti.

La questione interessa anche le possibili procedure d’infrazione dell’Unione europea e gli eventuali procedimenti giudiziari collegati al mancato raggiungimento degli obiettivi ambientali.

Per l’amministrazione umbra, il decreto dovrebbe quindi definire con maggiore precisione gli obblighi delle diverse istituzioni, distinguendo gli interventi di competenza regionale da quelli che richiedono decisioni e finanziamenti nazionali.

Il confronto resta aperto soprattutto sulla possibilità di introdurre un piano nazionale di risanamento della qualità dell’aria, con misure coordinate per energia, mobilità e grandi impianti industriali.

“Senza risposte concrete su questi punti – conclude De Luca – la contrarietà delle regioni rimarrà un blocco insuperabile ma è necessario che le forze di opposizione in Parlamento diano battaglia. La tutela dell’aria e della salute dei cittadini non si fa con la propaganda, ma con investimenti e responsabilità condivise”.

Redazione

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