Il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani ha presentato il 9 ottobre ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello bis sul disastro dell’hotel Rigopiano, a Farindola, in provincia di Pescara, travolto da una valanga il 18 gennaio 2017. Il giudizio di legittimità sulla strage che ha causato 29 vittime si prepara così a un nuovo capitolo, quello della Cassazione bis. Il ricorso, secondo quanto trapela, si articola in tre punti principali.
I tre punti del ricorso della Procura generale
Il primo punto riguarda l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta. Secondo l’impostazione della Procura generale, è vero che mancava la carta valanghe, ma l’amministratore avrebbe comunque dovuto adottare ordinanze urgenti per prevenire quanto accaduto.
Il secondo punto riguarda il dipendente comunale Enrico Colangeli. Per l’accusa avrebbe dovuto esercitare il proprio ruolo anche nella prevenzione del rischio valanghe.
Il terzo punto è la prescrizione. Sottani fa propria per intero la linea del pubblico ministero Paolo Barlucchi, che aveva dichiarato: “c’è tempo fino al 2032”.
I ricorsi dei condannati: Caputi e Visca
Hanno impugnato la sentenza anche i difensori di Pierluigi Caputi e Carlo Visca, condannati a due anni ciascuno. Il 2 luglio è morto invece Vincenzo Antenucci. L’avvocato di Visca, Diego De Carolis, spiega la scelta di tornare davanti alla Suprema Corte: “Torniamo in Cassazione proprio perché abbiamo preso spunto dalla sentenza della Suprema Corte. Il nostro assistito si doveva occupare esclusivamente del terremoto dell’Aquila”. Il legale aggiunge: “Come finirà? Prima di tutto spero bene per Visca. Perché la domanda resta una, chi poteva fare cosa? Questo è il punto”.
Il capitolo dei risarcimenti
Si è già aperto anche il fronte dei risarcimenti, una prospettiva che l’avvocato Romolo Reboa ha evocato più volte in modo concreto. Il legale insiste: “La Regione Abruzzo dovrebbe procedere a uno stanziamento in bilancio”. De Carolis osserva sul punto: “A rigore, dovrebbe risponderne direttamente il funzionario. Ma è chiaro che nessuno ha 30 milioni di euro o quello che sarà”.
Le parti civili: il ricorso di Della Vigna
L’avvocato Wania Della Vigna, che rappresenta alcune parti civili, accoglie con favore l’iniziativa della Procura generale. Dichiara: “Come avvocato di parte civile accolgo con estremo favore il ricorso della Procura Generale di Perugia, che impedisce di far calare il sipario sulle responsabilità di questa immane tragedia”. E aggiunge: “Tocca ora agli Ermellini, attraverso il vaglio del giudizio di legittimità, rimettere in gioco la questione e tracciare con fermezza gli aspetti salienti del diritto”.
Della Vigna ha depositato a sua volta ricorso, ai soli effetti civili, a tutela di Giorgia Galassi, sopravvissuta dopo moltissime ore sotto la valanga. Per il legale, “le vittime, i familiari e i sopravvissuti di Rigopiano hanno il sacrosanto diritto di avere un’ultima, definitiva parola di giustizia da parte della Suprema Corte”.
La tragedia del 18 gennaio 2017
Alle 16.49 del 18 gennaio 2017 una valanga con una potenza distruttiva pari a quella di 5mila Tir a pieno carico ha cancellato l’hotel ai piedi del Gran Sasso d’Abruzzo. Nel resort a quattro stelle erano presenti 40 persone tra lavoratori e ospiti. Le vittime sono state 29, mentre gli 11 scampati comprendono i bambini, che si sono salvati tutti.
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