Perugia è al 49° posto nella classifica italiana dei rincari, con un aumento medio della spesa di 1.018 euro a famiglia in un anno. A stabilirlo è l’elaborazione dell’Unione Nazionale Consumatori sui dati Istat dell’inflazione di settembre, che mette a confronto i prezzi con quelli di settembre 2025. Il capoluogo umbro resta quindi distante dalle città più colpite, ma i numeri regionali raccontano un quadro più pesante. Dietro i rialzi ci sono i rincari di carburanti ed energia, trasferiti sui prezzi di alimentari e servizi.
Perugia e Terni: 287 euro di differenza
La distanza dal resto dell’Umbria è evidente nel confronto con Terni. La città ternana è quarta in Italia con 1.305 euro in più a famiglia, dietro solo a Vicenza, Rimini e Como. A Terni i prezzi sono cresciuti del 5% su base annua, la terza inflazione più alta del paese. Rispetto al capoluogo regionale, il rincaro ternano supera di 287 euro quello perugino.
I numeri dell’Umbria
L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato anche una graduatoria regionale. In Umbria i rincari medi sono pari al 4,2% e hanno portato le famiglie a spendere 1.066 euro in più. La regione è ottava in Italia per aumento del costo della vita, in una posizione leggermente superiore alla media nazionale. Il dato di Perugia, 1.018 euro, si colloca di poco sotto la media regionale di 1.066 euro.
Inflazione ai massimi dal 2023
A livello nazionale sono state confermate le stime Istat diffuse a fine settembre: si tratta della crescita annua più alta da settembre 2023. L’inflazione è salita dal +3,3% di agosto al +4,2% dello scorso mese. L’accelerazione è legata ai rincari di carburanti ed energia, che pesano su tutta la catena dei consumi.
Le voci di spesa più colpite
L’aumento dei costi energetici si riflette in modo marcato sui prezzi degli alimentari. Il trend di crescita riguarda in particolare frutta e ortaggi, ma anche i trasporti, i servizi ricreativi e quelli di cura alla persona. Sono capitoli di spesa che incidono sul bilancio quotidiano di ogni nucleo familiare, a Perugia come nel resto del paese.
Più colpite le famiglie con bassi livelli di spesa
I dati del terzo trimestre 2026 indicano che l’aumento dei prezzi al consumo è più marcato per le famiglie con bassi livelli di spesa rispetto a quelle con i livelli più alti. I rincari incidono quindi di più sui nuclei che hanno minore disponibilità economica e che destinano ai beni essenziali una quota maggiore delle proprie risorse. Anche per i residenti del capoluogo umbro, dove l’aumento medio è di 1.018 euro l’anno, l’effetto dell’inflazione varia dunque in base ai livelli di spesa.
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