Spoleto, recuperato l’ex mattatoio: nuovi laboratori per il restauro

Il complesso ottocentesco diventerà un centro per la tutela dei beni culturali. Presentati anche i risultati della digitalizzazione: oltre 651mila risorse in Umbria, di cui 100mila a Spoleto.

A Spoleto si è concluso il recupero dell’ex mattatoio di via Interna delle Mura, destinato a ospitare nuovi laboratori per il restauro e la conservazione del patrimonio storico-artistico dell’Umbria. Il complesso ottocentesco, sottoposto a lavori di riqualificazione e adeguamento sismico, è stato visitato venerdì dal vicepresidente della Regione Tommaso Bori e dal sindaco Andrea Sisti. Nella stessa giornata, alla Biblioteca Giosuè Carducci di Palazzo Mauri, sono stati illustrati i risultati del progetto di digitalizzazione del patrimonio culturale regionale: oltre 651mila risorse digitali realizzate in Umbria, delle quali circa 100mila a Spoleto. Due interventi finanziati nell’ambito dei programmi collegati al Pnrr, dedicati rispettivamente alla conservazione fisica delle opere e alla valorizzazione digitale di archivi e collezioni.

L’ex mattatoio diventerà un centro per il restauro dei beni culturali

L’edificio di via Interna delle Mura, progettato nell’Ottocento dall’architetto Ireneo Aleandri, è stato interessato da un intervento che ha consentito di recuperare il complesso e migliorarne la sicurezza strutturale.

I lavori sono stati finanziati attraverso le risorse del Piano nazionale complementare al Pnrr, destinate ai territori colpiti dagli eventi sismici del 2016.

La struttura sarà utilizzata per ampliare le attività del Centro operativo di Santo Chiodo, punto di riferimento per la protezione e la conservazione del patrimonio storico-artistico umbro.

Il progetto prevede la realizzazione di laboratori di diagnostica e restauro specializzati nei manufatti tessili e metallici, insieme ad ambienti dedicati alla formazione e ad aree espositive.

L’obiettivo è rafforzare la capacità di intervento sui beni culturali mobili, soprattutto quelli recuperati in occasione di terremoti e altre situazioni di emergenza.

Una parte degli spazi permetterà inoltre di rendere visibili al pubblico le opere sottoposte a interventi conservativi, evitando che rimangano a lungo nei depositi.

Restauro e sicurezza sismica nel complesso di Aleandri

Il recupero dell’ex mattatoio è stato sviluppato attraverso un approccio progettuale attento alle caratteristiche originarie dell’edificio.

La conservazione degli elementi storici è stata affiancata agli interventi di adeguamento sismico e miglioramento dell’efficienza energetica, con l’intento di rendere il complesso adatto alle nuove funzioni.

L’analisi architettonica ha consentito di individuare soluzioni compatibili con l’identità ottocentesca della struttura.

Il progetto è stato riconosciuto anche come esperienza di riferimento nell’ambito della riqualificazione sostenibile del patrimonio pubblico.

L’intervento è infatti stato inserito tra i casi studio della guida “Sviluppo sostenibile applicato agli edifici storici in ambito pubblico”, promossa da RSE e dal Commissario straordinario per la ricostruzione Sisma 2016.

Il caso di Spoleto viene così presentato come esempio di integrazione tra tutela architettonica, sicurezza e sostenibilità energetica.

Digitalizzazione, oltre 651mila risorse culturali in Umbria

Accanto al recupero dell’ex mattatoio, la giornata spoletina è stata dedicata ai risultati della trasformazione digitale del patrimonio culturale.

Alla Biblioteca Giosuè Carducci di Palazzo Mauri si è svolto il convegno intitolato “La persistenza onlife della memoria: idee, linguaggi e strumenti del progetto di digitalizzazione del patrimonio culturale di Spoleto”.

L’incontro ha permesso di presentare i risultati del sub-investimento Pnrr “Digitalizzazione del patrimonio culturale”, attuato dalla Regione Umbria.

Il programma, del valore di oltre un milione di euro, ha interessato materiali cartacei, archivi fotografici e oggetti museali.

Secondo i dati illustrati dal vicepresidente Bori, il progetto ha raggiunto oltre 651mila risorse digitali sull’intero territorio regionale, superando gli obiettivi inizialmente previsti.

La digitalizzazione permette di conservare una riproduzione dei materiali originali e di facilitarne la consultazione, riducendo la necessità di manipolare documenti e opere particolarmente delicati.

A Spoleto digitalizzati 100mila documenti e materiali d’archivio

Un ruolo centrale nel progetto regionale è stato svolto dalle istituzioni culturali spoletine.

Circa 100mila risorse sono state digitalizzate a Spoleto, attraverso un lavoro che ha coinvolto biblioteche, archivi e istituzioni legate alla storia artistica e musicale della città.

Tra le realtà interessate figurano la Biblioteca Giosuè Carducci, la Biblioteca Giovanni Carandente, l’Archivio del Teatro lirico sperimentale Adriano Belli e la Fondazione Festival dei Due Mondi.

Il patrimonio trattato comprende spartiti musicali, fotografie, manifesti, locandine e altri documenti che testimoniano le attività culturali sviluppate nel territorio.

Ogni risorsa digitalizzata è accompagnata da una scheda descrittiva elaborata secondo gli standard del Ministero della Cultura.

Le informazioni comprendono dati relativi all’autore, alla storia del documento e alle sue caratteristiche materiali.

Questo sistema permette di organizzare le collezioni in modo strutturato e di favorire la ricerca e la consultazione dei contenuti.

Bori: «La digitalizzazione moltiplica il valore della memoria»

Durante gli appuntamenti, il vicepresidente della Regione Umbria Tommaso Bori ha evidenziato il collegamento tra la conservazione materiale delle opere e la loro valorizzazione attraverso le tecnologie digitali.

«Dedichiamo questa giornata alla cultura materiale delle opere da recuperare con il restauro, che sarà reso possibile nel nuovo centro dell’ex Mattatoio grazie ai fondi del Pnrr, e alla cultura immateriale della digitalizzazione», ha dichiarato.

Bori ha sottolineato che la possibilità di rendere accessibili archivi e collezioni rappresenta uno strumento per ampliare la conoscenza del patrimonio culturale.

Richiamando il pensiero del filosofo Hans-Georg Gadamer, il vicepresidente ha spiegato che la condivisione della cultura ne accresce il valore.

«Non si limita a preservare l’opera, ma ne moltiplica il valore conoscitivo, trasformando la memoria storica in un patrimonio vivo, dinamico e condiviso», ha affermato riferendosi alla digitalizzazione.

Secondo Bori, il progetto permette di collegare la tutela della memoria storica alle opportunità offerte dagli strumenti tecnologici contemporanei.

Ricerca e nuove esperienze immersive con Dicolab

Il programma di digitalizzazione prevede anche sviluppi legati alla ricerca e alla sperimentazione di nuove modalità di fruizione culturale.

Attraverso le borse di ricerca Dicolab, attivate in collaborazione con la Scuola nazionale del Patrimonio e delle Attività culturali e l’Università Roma Tre, i materiali digitalizzati saranno utilizzati per elaborare nuove forme di narrazione.

Tra gli obiettivi figura la realizzazione di esperienze immersive, capaci di valorizzare i contenuti conservati negli archivi e di proporre differenti modalità di accesso alla memoria culturale.

Il lavoro riguarderà anche la possibilità di collegare materiali provenienti da istituzioni diverse, costruendo percorsi di conoscenza attraverso fotografie, documenti, spartiti e testimonianze storiche.

Al convegno hanno partecipato, tra gli altri, il vicesindaco di Spoleto Danilo Chiodetti e rappresentanti dell’Università Roma Tre, della Scuola nazionale del Patrimonio e del Festival dei Due Mondi.

Il lavoro degli uffici regionali e delle imprese coinvolte

Nel corso dell’incontro sono stati illustrati anche gli aspetti scientifici e organizzativi del progetto.

Il vicepresidente Bori ha ringraziato gli uffici regionali e, in particolare, Olimpia Bartolucci e Giuliano Bussotti, che hanno presentato la visione scientifica e le prospettive future dell’intervento.

Un riconoscimento è stato rivolto anche ai dirigenti che hanno seguito il coordinamento delle attività, Antonella Pinna, nella fase precedente, e Paolo Mirti, attualmente.

Tra le imprese impegnate nelle operazioni di digitalizzazione figurano RTI Arkivia Project, Archimede Arte e Gallo Pomi Servizi, CO.N.SER., Sinapsys, Maggioli S.p.A. ed Ebla.

Le attività hanno consentito di costruire un patrimonio digitale che comprende materiali conservati in differenti istituzioni culturali dell’Umbria.

Due progetti per la conservazione del patrimonio umbro

Il recupero dell’ex mattatoio e la digitalizzazione degli archivi rappresentano due interventi distinti, ma collegati dall’obiettivo di rafforzare la tutela dei beni culturali.

Il nuovo centro di restauro sarà destinato alla conservazione fisica delle opere, con laboratori e spazi specializzati per il trattamento dei manufatti.

Il programma digitale, invece, punta a rendere consultabili documenti e collezioni, contribuendo a limitarne il deterioramento e ad ampliare le possibilità di studio.

A Spoleto, le due iniziative si inseriscono in un contesto caratterizzato dalla presenza di importanti istituzioni artistiche, musicali e archivistiche.

Con oltre 100mila risorse digitalizzate e un nuovo complesso destinato al restauro, la città rafforza il proprio ruolo nelle attività regionali di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e culturale.

Redazione

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