ll Coordinamento umbro contro l’industria della guerra e del genocidio ha convocato per sabato 10 ottobre alle 16 una manifestazione in piazza IV novembre a Perugia, a tre anni dall’attacco del 7 ottobre 2023. Il testo dei volantini porta lo slogan «La fine del genocidio è la fine del sionismo», che ha provocato le repliche di Azione Perugia, del Partito Liberaldemocratico Perugia, di Civici X Perugia e dell’Associazione Italia Israele Perugia. Le reazioni sono arrivate il 7 ottobre, nel giorno dell’anniversario.
Le richieste del Coordinamento
Secondo i promotori, nella Striscia di Gaza continuano a essere colpiti migliaia di palestinesi, che subiscono «massacri, assedio, carestia e pulizia etnica». A questo si aggiungono, in Cisgiordania, l’intensificarsi dei raid militari e le violenze dei coloni, che i promotori definiscono documentate. Il volantino cita i mandati di cattura emessi da organizzazioni internazionali nei confronti di Benjamin Netanyahu e di altri esponenti del governo israeliano, oltre alle condanne espresse all’Onu. Tra i riferimenti culturali figurano film e documentari come ‘No other land’ e ‘The voice of Hind Rajab’.
La piazza di Perugia si inserisce in una giornata in cui, nelle intenzioni degli organizzatori, decine di città italiane ospiteranno manifestazioni con le bandiere palestinesi. Il Coordinamento chiede la fine delle violenze contro il popolo palestinese e si schiera «contro l’imperialismo e le aggressioni sioniste», richiamando anche i fronti di Yemen, Libano, Siria, Iraq e Iran. Ai cittadini propone di aderire al boicottaggio «economico, accademico e militare» e alla richiesta di «embargo popolare» verso Israele.
Dissenso, detenuti politici e spese militari
La piattaforma contesta anche la «criminalizzazione del dissenso» e domanda il ritiro del Ddl Antisemitismo, che secondo i promotori equiparerebbe le critiche al sionismo all’odio razziale verso gli ebrei in quanto tali, e dei decreti Sicurezza. Gli organizzatori chiedono inoltre la liberazione di Anan Yaeesh, Ahmed Salem e Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione palestinese in Italia. Hannoun è stato arrestato con l’accusa di aver finanziato Hamas e, secondo il Coordinamento, è ancora in custodia nonostante la Cassazione ad aprile avesse stabilito che le accuse fossero infondate. Il volantino definisce questi attivisti «prigionieri politici».
Il Coordinamento accusa infine lo Stato italiano, indicato come «complice» e «terzo esportatore di armi verso Israele». Gli organizzatori reclamano la cessazione degli accordi militari, economici, diplomatici e accademici, sanzioni e un embargo totale delle armi. Si oppongono inoltre alle politiche di riarmo europeo e italiano, che prevedono di destinare fino al 5 per cento del Pil alle spese militari, a scapito di sanità , istruzione, lavoro e welfare.
La replica di Azione, Partito Liberaldemocratico e Civici X
Le delegazioni comunali di Perugia di Partito Liberaldemocratico, Azione e Civici X hanno ricordato gli «efferati eccidi» di Hamas e rinnovato la solidarietà «sul piano umano» alle società civili israeliana e palestinese. Per le forze liberali la pace richiede il riconoscimento reciproco e l’applicazione delle risoluzioni Onu, a partire dalla 181 del 29 novembre 1947, che prevedeva uno Stato ebraico e uno palestinese. Definiscono «inaccettabili ed aberranti» le posizioni che subordinano la libertà dei palestinesi alla fine del sionismo, cioè dello Stato di Israele, ed esprimono condanna per la manifestazione del 10 ottobre. Nella nota affermano che «i dati reali non confermano alcun genocidio» e che il governo israeliano si può criticare, ma non fino a presentare il 7 ottobre come atto «di resistenza».
La posizione dell’Associazione Italia Israele
L’Associazione Italia Israele Perugia ha reso omaggio alle vittime del 7 ottobre, ricordando che Hamas uccise 1200 civili e militari e rapì 251 persone, in gran parte civili, e che l’Onu condannò l’attacco chiedendo la liberazione degli ostaggi. L’associazione descrive la guerra come difensiva e respinge lo slogan del Coordinamento, che definisce «sedicente». Sostiene che Israele non stia compiendo un genocidio e richiama quanto affermato dalla senatrice a vita Liliana Segre, secondo cui non esiste un piano israeliano per eliminare i palestinesi. Per l’associazione, combattere il sionismo significa negare agli ebrei israeliani il diritto all’autodeterminazione e alla sicurezza.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.