Un detenuto italiano di 60 anni è stato trovato morto questa mattina, 4 ottobre, all’interno della Casa circondariale di Perugia Capanne. L’uomo, che aveva un fine pena previsto nel 2030, è stato rinvenuto senza vita intorno alle 7.30 nel letto della cella che condivideva con un altro detenuto, durante il giro per la distribuzione della terapia. Il decesso sarebbe avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 ottobre e, secondo le prime informazioni diffuse dal Sappe – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, sarebbe riconducibile a cause naturali.
Il corpo trovato durante la distribuzione della terapia
Il sessantenne si trovava ristretto nel carcere perugino e condivideva la propria cella con un altro detenuto. La scoperta è avvenuta nelle prime ore della mattinata, durante le consuete attività all’interno dell’istituto.
Il detenuto è stato trovato privo di vita nel proprio letto intorno alle 7.30, quando era in corso il giro per la distribuzione della terapia.
Sulla base delle informazioni rese note dal sindacato, la morte risalirebbe alle ore precedenti e sarebbe avvenuta durante la notte. Il Sappe indica come ipotesi quella di un decesso per cause naturali.
La Segreteria Nazionale per l’Umbria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria ha espresso il proprio cordoglio ai familiari dell’uomo: “Alla famiglia del ristretto giunga la nostra umana solidarietà”.
Il cordoglio del Sappe alla famiglia
Sulla morte del sessantenne è intervenuto Fabrizio Bonino, Segretario Nazionale del Sappe per l’Umbria, che ha manifestato vicinanza ai familiari e ha contemporaneamente richiamato l’attenzione sulle condizioni di lavoro all’interno degli istituti penitenziari regionali.
“Esprimiamo vicinanza alla famiglia del detenuto – dichiara Bonino – ma vogliamo anche accendere i riflettori su chi, ogni giorno, entra in quelle celle con organici ridotti all’osso e numeri di detenuti insostenibili”.
Il sindacato utilizza quanto avvenuto a Capanne per tornare a porre l’attenzione sulle criticità che, secondo l’organizzazione, interessano sia gli agenti della Polizia Penitenziaria sia il personale sanitario impegnato negli istituti.
Il sindacato denuncia carenze di personale e sovraffollamento
Secondo il Sappe, tra i principali problemi da affrontare ci sono carenza di organico, sovraffollamento, turni particolarmente impegnativi, stress e condizioni di sicurezza del personale.
“Il personale penitenziario e sanitario è lasciato solo, in strutture abbandonate da un’amministrazione che ha perso il controllo della situazione. Io e il Sappe siamo vicini a tutte le persone che prestano la propria attività lavorativa nelle carceri umbre”, prosegue Bonino.
Il sindacato chiede quindi interventi strutturali che non riguardino esclusivamente il carcere di Perugia Capanne, ma più in generale il sistema penitenziario regionale.
Tra le misure indicate figurano il potenziamento degli organici e la stabilizzazione del personale precario, insieme a un rafforzamento dell’assistenza sanitaria all’interno delle strutture.
Le richieste per le carceri umbre
Il Sappe sollecita inoltre misure finalizzate alla riduzione del sovraffollamento, un maggiore supporto psicologico per il personale e interventi per prevenire le aggressioni all’interno degli istituti.
Per l’organizzazione sindacale è necessario intervenire sulle condizioni nelle quali agenti e operatori sanitari svolgono quotidianamente il proprio lavoro, garantendo maggiori tutele sul fronte della salute e della sicurezza.
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