La Fondazione Sant’Anna di Perugia ha ospitato nei giorni scorsi la tavola rotonda “Giustizia: le ragioni del Sì”, promossa dal coordinamento delle forze liberali umbre — composto da Azione Umbria, Civici X, Europa Radicale, Ora! Umbria e Partito Liberaldemocratico Umbria — in vista del referendum sulla riforma della giustizia. L’incontro, moderato dal giornalista Giuseppe Castellini, direttore di Italia Informa, ha visto la partecipazione di giuristi, magistrati e avvocati chiamati a illustrare le ragioni a favore del Sì.
La separazione delle carriere: il cuore della riforma
Ad aprire il dibattito è stato Giulio Prosperetti, già vicepresidente della Corte Costituzionale, che ha messo a fuoco il nodo centrale della riforma: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Prosperetti ha ricordato che già nel 1999, con voto unanime del Parlamento, fu introdotto il nuovo articolo 111 della Costituzione sul giusto processo, che prevede un giudice terzo e imparziale e due parti in posizione di parità. Tuttavia, secondo l’ex giudice costituzionale, tale principio non trova ancora piena attuazione: «Il giudice terzo non è tale, perché appartiene alla stessa carriera del pm. Il processo che sarebbe dovuto divenire accusatorio resta inquisitorio perché giudice e pm stanno dalla stessa parte».
Prosperetti ha poi replicato alle tesi dei sostenitori del No, che citano l’elevato numero di assoluzioni come prova del corretto funzionamento del sistema attuale: «Questa cosa prova esattamente il contrario: due terzi dei processi che si fanno oggi non sarebbero nemmeno dovuti iniziare. In Italia la vera pena è il processo: se ti assolvono dopo 10 anni hai la vita distrutta».
Porena smonta le tesi del No
Daniele Porena, componente del Consiglio Superiore della Magistratura e professore di diritto, ha incentrato il proprio intervento sulle due principali obiezioni mosse dai contrari alla riforma. Alla critica secondo cui la riforma «asservirebbe la magistratura al Governo», Porena ha risposto ricordando che «l’articolo 104 della Costituzione sancisce l’indipendenza della Magistratura: questo non può essere modificato in alcun modo, perché è un principio supremo».
Sul fronte della velocità con cui sarebbe stata approvata la riforma, Porena ha ribaltato l’argomento: «La fretta a cui fanno riferimento sono i 40 anni che l’Italia ha atteso, da quando Giuliano Vassalli ha introdotto il processo accusatorio». Ha inoltre ricordato come riforme costituzionali ben più corpose — come quella del Titolo V, che riguardò 15 articoli — siano state approvate con margini molto più ridotti.
Il filtro mancante e il tema delle cautelare
L’avvocato Aldo Poggioni, del Comitato Camere Penali per il Sì, ha spostato l’attenzione sul controllo giudiziario delle richieste di rinvio a giudizio, delle misure cautelari e delle intercettazioni: «C’è poco filtro oggi da parte del giudice sulle richieste di rinvio a giudizio da parte del pm». Ha poi risposto con nettezza alla narrativa che vorrebbe la riforma come una minaccia all’indipendenza della magistratura: «Questa è disinformazione. Girano volantini in cui si chiede alla gente se vogliono giudici asserviti alla politica. Ma questo da noi non può avvenire».
Poggioni ha anche richiamato il principio costituzionale della presunzione di innocenza, sottolineando che «indagati e imputati sono presunti innocenti perché lo prevede la Costituzione».
Il sorteggio, la governance e l’Alta Corte
Francesco Cirillo, avvocato e membro del consiglio direttivo di Ora! Umbria, ha infine affrontato il tema della governance del sistema giudiziario, con particolare attenzione al sorteggio per la componente togata del CSM e all’introduzione dell’Alta Corte disciplinare: «L’unico organo di controllo è eletto dalle parti in gioco e questo genera necessariamente delle opacità». Cirillo ha definito la riforma non risolutiva in senso assoluto, ma «un’occasione per sbloccare una situazione ferma da troppo tempo e per aumentare la trasparenza del modello di governance».
Le voci dal territorio
All’incontro hanno preso parte anche rappresentanti delle forze politiche locali: Enrico Bartoccioni (segretario regionale del Partito Liberale Democratico), Andrea Maori (Europa Radicale), Giorgio Pablo Vallasciani (coordinatore regionale di ORA!), Lorenzo Mazzanti (commissario regionale di Azione e consigliere comunale di Perugia) e Franco Battistelli, già vice sindaco di Deruta.

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