Desertificazione commerciale: nel centro di Perugia spariti un terzo dei negozi in 13 anni

Il rapporto Confcommercio fotografa tredici anni di trasformazione urbana nel capoluogo umbro: meno commercio di vicinato, più bar e ristoranti. Ora si punta sui Distretti del commercio e sul Testo Unico regionale per invertire la rotta.

Confcommercio Umbria ha pubblicato nei giorni scorsi i dati del rapporto “Città e demografia d’impresa”, elaborato dall’Ufficio Studi nazionale su 122 Comuni italiani, tra cui Perugia. Il documento certifica una trasformazione strutturale del commercio nel centro storico del capoluogo umbro che dura da oltre un decennio e che ridisegna profondamente le funzioni economiche e sociali della città.

Tra il 2012 e il 2025, il commercio al dettaglio nel centro storico di Perugia è passato da 349 a 230 attività, registrando una riduzione del 34% — più di un negozio su tre scomparso in tredici anni. Anche nelle aree non centrali il dato è significativo: gli esercizi sono scesi da 1.252 a 996, con un calo del 20%. Si tratta di numeri che confermano come il fenomeno della desertificazione commerciale non riguardi solo i centri storici, ma coinvolga l’intero tessuto urbano.

Sul fronte più recente, il confronto tra 2024 e 2025 offre tuttavia un segnale parzialmente incoraggiante. Nel centro storico di Perugia il numero di negozi sale da 227 a 230 attività, con una variazione positiva dell’1,3%. Una stabilizzazione fragile, che contrasta con la flessione registrata nelle zone periferiche della città, dove gli esercizi commerciali scendono da 1.035 a 996 (-3,8%).

A crescere, invece, è il settore della ristorazione e dell’ospitalità. Nel 2025 le attività di alberghi, bar e ristoranti nel centro storico salgono a 249, con un incremento del 5,1% rispetto all’anno precedente. Nel resto della città il comparto cresce del 3,8%, portando il totale a 551 attività. Nel lungo periodo, dal 2012 al 2025, il settore nel centro storico registra una crescita del 15%, passando da 217 a 249 unità, mentre nelle aree non centrali rimane sostanzialmente stabile.

Il quadro che emerge è quello di una progressiva riconfigurazione delle funzioni urbane: le attività legate ai bisogni quotidiani dei residenti cedono spazio a servizi orientati al turismo, al tempo libero e alla ristorazione. Un processo che, secondo Confcommercio, rischia di generare città “belle ma prive di anima”, in cui anche l’attrattività turistica potrebbe indebolirsi nel tempo se non accompagnata da una solida rete commerciale di base.

Per rispondere a questa tendenza, Confcommercio Umbria sta sviluppando il progetto “Distretti del commercio: il futuro delle nostre città”, integrato con l’iniziativa nazionale Confcommercio Cities. I Distretti del commercio sono modelli di collaborazione pubblico-privato pensati per riportare vitalità nei centri storici, restituire servizi di prossimità ai quartieri e sostenere il commercio di vicinato come presidio economico e sociale. Il progetto è già stato avviato con alcuni Comuni umbri.

A supporto delle politiche territoriali è disponibile anche la piattaforma Cities Mobility Analytics, uno strumento di analisi dei flussi di visitatori nei contesti urbani che trasforma i dati in informazioni utili per imprese, amministrazioni e cittadini.

Sul piano normativo, l’attenzione è rivolta al Testo Unico del commercio in fase di elaborazione da parte della Regione Umbria, in collaborazione con le organizzazioni di categoria. L’obiettivo è dotare i Comuni di strumenti concreti per orientare gli insediamenti commerciali in modo coerente con le esigenze dell’economia locale e con la qualità della vita dei residenti.

“I dati dimostrano che la trasformazione delle città è già in atto”, dichiara Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria. “Proprio per questo è il momento di definire gli strumenti giusti per governarla. La revisione del Testo Unico del commercio, la nascita dei Distretti e l’utilizzo di strumenti di analisi dei flussi urbani possono dare ai territori le leve necessarie per programmare il futuro delle città. Un passaggio che non può più essere rinviato.”

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