In occasione dell’udienza che si è tenuta in Corte d’Appello per il processo Concorsopoli, l’avvocato David Brunelli, difensore di Gianpiero Bocci, ha chiesto l’assoluzione dell’ex segretario del Pd dell’Umbria e già Sottosegretario agli Interni. La richiesta riguarda non solo il reato di associazione per delinquere, per il quale è stata chiesta l’assoluzione, ma anche per istigazione alla rivelazione del segreto d’ufficio, per la quale la difesa ha chiesto la revisione della sentenza del Tribunale, contestando le prove su cui si basa la condanna.
Contestazione delle prove
Brunelli ha sottolineato che le condanne si fondano principalmente su intercettazioni di conversazioni che riguardano altre persone, in cui si parla di Bocci, ma senza prove concrete di coinvolgimento diretto. In particolare, l’avvocato ha evidenziato che Bocci non ha mai chiesto che venissero anticipate le tracce delle prove d’esame e che non ha neppure segnalato i nominativi delle due candidate implicate nel caso. Una delle candidate, tra l’altro, non ha nemmeno superato la prova.
Brunelli ha definito la sentenza del Tribunale come il risultato di suggestioni e di un travisamento delle prove, criticando la non corretta interpretazione delle norme penali. In particolare, ha sottolineato come in una circostanza sia stato utilizzato un indizio non confermato, che non avrebbe dovuto avere alcun valore legale.
Dettagli delle intercettazioni e delle segnalazioni
Nel corso dell’udienza, Brunelli ha anche presentato delle intercettazioni ambientali che dimostrano come le segnalazioni siano attribuibili ad altri, e non a Bocci. In uno dei casi, ha spiegato che le domande d’esame vennero consegnate da un direttore generale dell’ospedale, senza che Bocci fosse coinvolto. Inoltre, nel caso della presunta rivelazione delle tracce delle prove d’esame, il professor Brunelli ha dichiarato che la busta con gli argomenti rimase nell’ufficio dell’imputato fino al momento successivo alla prova, senza che ci fosse stata alcuna rivelazione.
Prossimi sviluppi
Oltre alla difesa di Bocci, che ha visto l’intervento anche del professor Alessandro Diddi, si sono tenute anche diverse arringa difensive da parte di altri legali. Tra questi, gli avvocati Francesco Crisi, Franco Libori, Ilario Taddei e Maria Mezzasoma, che hanno chiesto l’assoluzione dei rispettivi assistiti.