Start-up innovative a Perugia: eccellenza al femminile, ritardo tra i giovani

Il barometro Dataview di Unioncamere–Tagliacarne assegna al capoluogo umbro l'11° posto nazionale per start-up femminili, ma la componente giovanile si ferma al 94° posto su 110 province

La provincia di Perugia presenta un profilo articolato e per certi versi contraddittorio nel panorama nazionale delle start-up innovative: eccelle sulla componente femminile, si difende nel segmento energetico-tecnologico, ma mostra un rallentamento nella crescita complessiva e un ritardo strutturale nell’accesso dei giovani all’imprenditoria innovativa certificata. È il quadro che emerge dal barometro Dataview di Unioncamere–Istituto Guglielmo Tagliacarne, elaborato con il contributo della Camera di Commercio dell’Umbria, che confronta le performance delle 110 province italiane su cinque indicatori chiave.

Il dato più positivo riguarda l’incidenza delle start-up femminili: Perugia registra una quota del 23,3%, che vale l’11° posto su 110 province, un risultato che segnala un ecosistema imprenditoriale in cui le donne hanno trovato un accesso significativo al segmento più innovativo dell’economia locale. Si tratta di un primato rilevante, soprattutto nel contesto di un Mezzogiorno e di un Centro Italia dove la partecipazione femminile all’imprenditoria tecnologica è mediamente più contenuta.

Positivo anche il posizionamento sull’incidenza delle start-up ad alto valore tecnologico in ambito energetico: con una quota del 22,1%, Perugia si colloca al 22° posto nella graduatoria nazionale, confermando una propensione del tessuto produttivo provinciale verso le tecnologie legate alla transizione energetica, filone in forte espansione a livello europeo e nazionale.

Sul fronte della densità imprenditoriale, il dato è nella norma: 13,5 start-up innovative ogni 100.000 abitanti collocano Perugia al 50° posto, una posizione mediana che non segnala né eccellenza né arretratezza, ma una presenza quantitativa in linea con la media delle province italiane di dimensione comparabile.

Dove il profilo si indebolisce è sulla velocità di crescita e sulla componente giovanile. La variazione percentuale 2016–2025 si ferma a +38,7%, che corrisponde al 66° posto nazionale: un incremento positivo in termini assoluti, ma inferiore alla media delle province più dinamiche, e sensibilmente più basso rispetto al +100% registrato dalla confinante provincia di Terni nello stesso periodo.

Il punto più critico rimane l’incidenza delle start-up giovanili: 9,3%, 94° posto su 110. Un posizionamento che pone Perugia tra le province con la minore partecipazione giovanile all’ecosistema delle start-up innovative certificate, e che il report della Camera di Commercio dell’Umbria attribuisce non a una carenza di talento o di propensione imprenditoriale, ma a una questione strutturale di accesso.

La chiave interpretativa arriva dall’indagine parallela condotta da Infocamere con il coordinamento scientifico dell’Università di Padova sull’economia dei Digital Content Creator. In tutta l’Umbria – 392 imprese, di cui 229 “core” e 163 “ibride” – la nuova imprenditorialità digitale giovanile si sviluppa prevalentemente al di fuori del perimetro formale delle start-up innovative, attraverso canali a bassa soglia d’ingresso: piattaforme come YouTube, TikTok e Instagram, attività di video making, content creation, marketing digitale. Settori in cui le competenze si acquisiscono rapidamente e il capitale iniziale richiesto è minimo.

Le imprese “core” – quelle che operano in produzione audiovisiva, comunicazione digitale e piattaforme – sono cresciute in Italia del +206% tra il 2015 e il 2024; le “ibride” – in cui la creazione di contenuti è parte integrante di attività come turismo, moda, fitness e consulenza – del +155%. La quota umbra sul totale nazionale è l’1,54%, con una leggera sovrarappresentazione nelle “ibride” (1,7%) rispetto alle “core” (1,43%).

Il confronto tra i due filoni rivela un paradosso: la componente giovanile è presente e attiva, ma percorre strade diverse da quelle statisticamente rilevate dalle classifiche sulle start-up innovative. Il canale formale – che presuppone capitale, accesso a reti di incubazione e competenze gestionali avanzate – risulta ancora poco permeabile per chi inizia dalla creatività digitale.

Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, individua nella formazione il punto di leva principale: «Investiamo in iniziative che portano l’impresa dentro le scuole: non per ‘orientare’, ma per allenare i ragazzi a sperimentare, magari fallire e poi ripartire meglio». Sul ruolo dell’istituzione, aggiunge: «Il compito delle istituzioni è trasformare quell’energia in progetti che restano, crescono e creano lavoro qui. L’Umbria può diventare un laboratorio nazionale se riesce a fare il salto dal digitale praticato al digitale industriale: dalla creatività diffusa a filiere e imprese che scalano».

Per Perugia, i prossimi anni si misurano sulla capacità di trasformare due asset già consolidati – la leadership femminile e il posizionamento energetico – in una piattaforma più inclusiva, capace di accelerare anche la partecipazione giovanile all’innovazione strutturata.

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