La Procura della Repubblica di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio per otto cittadini nigeriani, residenti o domiciliati nel capoluogo umbro, accusati a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, sfruttamento e favoreggiamento del meretricio e falso ideologico in relazione al rilascio di permessi di soggiorno.
L’udienza preliminare è attualmente in corso davanti al giudice Simona Di Maria, che al termine della discussione dovrà decidere se accogliere la richiesta avanzata dal pubblico ministero Andrea Claudiani oppure adottare una diversa determinazione.
Le accuse: viaggi dalla Libia e sfruttamento
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2015 e il 2018. Secondo l’impostazione accusatoria, alcuni degli imputati avrebbero richiesto, promosso e finanziato l’ingresso in Italia di più donne provenienti dalla Libia o da altri Paesi africani, con l’obiettivo di destinarle alla prostituzione.
La Procura sostiene che le presunte vittime sarebbero state esposte a gravi pericoli per la vita e l’incolumità durante il viaggio, oltre a essere sottoposte a condizioni definite disumane lungo il percorso migratorio. Una volta giunte in Italia, sarebbero state indotte o costrette al meretricio, con l’obbligo di versare parte dei proventi dell’attività agli imputati.
In diversi capi di imputazione viene inoltre contestato l’utilizzo di minacce o inganni legati a rituali di tipo magico-religioso, indicati negli atti come pratiche “denominate in gergo voodoo”, ritenute funzionali a mantenere un vincolo di soggezione psicologica sulle donne reclutate.
Il presunto controllo psicologico e le minacce
Secondo l’accusa, il richiamo a tali rituali avrebbe rappresentato uno strumento di pressione determinante. Le donne, temendo conseguenze negative evocate in caso di mancato rispetto degli impegni economici, sarebbero state indotte a continuare l’attività e a consegnare parte dei guadagni.
La Procura evidenzia come il timore di eventi sfavorevoli, prospettati attraverso tali pratiche, avrebbe rafforzato il controllo esercitato dagli imputati, rendendo particolarmente complesso per le presunte vittime sottrarsi alla situazione.
Permessi di soggiorno e falso ideologico
Tra le contestazioni figura anche il presunto rilascio irregolare di permessi di soggiorno, ottenuti – secondo l’accusa – attraverso la simulazione di rapporti di lavoro dipendente. In questo modo sarebbero stati indotti in errore i funzionari della Questura di Perugia, che avrebbero emesso titoli di soggiorno ritenuti “falsi ideologicamente” nell’asseverazione dei presupposti.
Le indagini e la decisione del giudice
L’impianto accusatorio si basa su informative della Squadra Mobile di Perugia, attività della Divisione Anticrimine della Questura, verbali di incidente probatorio, testimonianze e intercettazioni telefoniche.
Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Massimo Brazzi e Barbara Romoli.
Al termine dell’udienza preliminare, il giudice dovrà stabilire se disporre il rinvio a giudizio e aprire il processo oppure pronunciarsi diversamente.